martedì 2 giugno 2009

Ancora allagamenti nelle tendopoli

Pioggia, tende inagibili

Teloni inzuppati d’acqua: trasferiti altri sfollati. Il maltempo blocca i lavori all’aeroporto di Preturo. A mollo anche l’ospedale da campo
di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. Nella tenda arriva un altro ospite: l’i drovora dei vigili del fuoco. Cinquantuno millimetri di pioggia in 48 ore (fonte Cetemps) mettono in ginocchio le tendopoli della città sparsa. Dopo i 33,4 gradi (lunedì 25 maggio) del caldo record dall’inizio dell’anno, in due giorni sull’Aquila e il suo circondario si sono abbattute piogge insistenti e ininterrotte. Ai 30 millimetri di domenica si sono aggiunti i 21 di ieri. 

LE GRANDI PIOGGE. Come un flagello, l’ennesimo su una città già devastata dal terremoto, il maltempo non ha concesso tregua. Per tutta la giornata di ieri, salvo una breve pausa a metà pomeriggio, per poi riprendere, a sprazzi, fino a sera, la pioggia ha guastato la giornata degli sfollati. Stavolta, oltre agli interventi da parte dei gestori, dei volontari e degli ospiti dei singoli campi, sono state numerosissime le richieste d’intervento al centralino dei vigili del fuoco. Ancora impegnati in città per la messa in sicurezza degli stabili danneggiati e a disposizione della gente per il recupero delle masserizie all’interno delle abitazioni inagibili, i pompieri hanno dovuto sbrogliare alcune situazioni molto pesanti che si sono verificate in diverse zone. I problemi principali al campo di piazza d’Armi, dove i vigili del fuoco sono dovuti intervenire sia di mattina sia di pomeriggio. L’a cqua piovana ha invaso i vialetti tra le tende e in molti casi si è anche infiltrata sotto le brandine bagnando anche i vestiti e le coperte. Allagamenti anche nell’ospedale da campo del San Salvatore dove però gli ambulatori si sono salvati. 

A PIAZZA D’ARMI. Nel campo di accoglienza più grande della città, la nottata e la giornata di ieri sono state senza pace per gli sfollati. Quando hanno visto l’acqua nelle tende, i volontari hanno azionato le loro pompe per tirarla via ma l’operazione non è riuscita del tutto specialmente perché bisognava scaricare una massa d’acqua consistente. Per questo sono stati chiamati i vigili del fuoco, i quali, con due interventi più significativi, hanno liberato le tende facendo defluire l’acqua direttamente nel sistema fognario attraverso delle tubazioni di cui il campo era evidentemente sprovvisto. Ma il problema non si è certo risolto. Infatti gli sfollati, con mezzi di fortuna, tra cui bacinelle e altri contenitori, hanno tolto l’acqua e cercato di mettere in salvo i vestiti e i pochi oggetti personali portati nelle tende. In molti casi la pioggia ha reso impraticabili alcune tende, con conseguente spostamento degli sfollati in altre meno colpite dalla violenza della pioggia. Il drenaggio del terreno non ha funzionato alla perfezione neppure nel campo di Centi Colella, nonostante i lavori effettuati per sollevare le tende.




































































ALL’OSPEDALE. Si è temuto fortemente l’allagamento anche per la nuova ala dell’ospedale San Salvatore, quella riaperta da pochi giorni, e in particolare per le sale operatorie che, tuttavia, ancora non entrano in funzione, ma dove stanno lavorando a pieno ritmo i tecnici che si occupano del ripristino della macchina per la sterilizzazione, che dev’essere revisionata e quindi di nuovo collaudata. Tuttavia, alcune delle tende allestite nell’ospedale da campo si sono allagate. Secondo il manager dell’a zienda sanitaria, Roberto Marzetti, a Pescara per incontri istituzionali, «gli ambulatori, a quanto mi risulta, si sono salvati e gli allagamenti hanno interessato solamente alcune tende che ospitano gli addetti della parte amministrativa». Ieri al pronto soccorso c’è stato un insolito affollamento. «Segno, questo, che gli aquilani stanno lentamente tornando a casa e la cosa va sottolineata come un fatto positivo», dice in conclusione il manager. 

A MONTICCHIO. «Tenda inagibile». Anche le case di tela possono diventare inagibili. Ma senza classificazione. È quello che è capitato ad alcuni ospiti della tendopoli allestita nel campo sportivo di Monticchio. Qui, nonostante l’impegno profuso dagli ospiti e dai volontari per cercare di scavare canali attorno alle tende, l’acqua si è infiltrata lo stesso, tanto che alcune gocciolavano all’interno in quanto ormai inzuppate da diverse ore. Per questo motivo alcune persone hanno preferito dormire in macchina mentre altri hanno rimediato dei camper per passare la notte. Del resto, nelle ore mattutine, il tasso di umidità dell’a ria è stato pari al 92 per cento. La temperatura massima, invece, ha raggiunto i 16,7 gradi alle 16,14. Dopo la nottata insonne, la direzione di comando e controllo della Protezione civile ha smistato, per tutta la giornata di ieri, decine di richieste pervenute dai vari campi. Le difficoltà maggiori nelle aree di accoglienza (e sono la maggior parte) realizzate sull’erba oppure sulla terra battuta dei campi sportivi. A San Gregorio i lavori di canalizzazione effettuati una ventina di giorni fa sono stati messi a dura prova dalla nuova ondata di maltempo. Tuttavia non si sono registrati grossi disagi.


AEROPORTO ALLAGATO. «Correte, si è allagato l’a eroporto». Emergenza anche Preturo, dove sono in corso dei lavori per l’adeguamento dello scalo alle sopravvenute esigenze del G8, tra cui la realizzazione di strade (una di collegamento diretto con la scuola della Finanza di Coppito) e l’ampliamento della pista. In una delle aree interessate dagli scavi ci sono state consistenti infiltrazioni di acqua piovana, tanto che per gli operai impegnati nell’interramento di alcuni cavi è stato impossibile proseguire. A quel punto è scattata la telefonata ai vigili del fuoco. Problemi anche in alcune delle tendopoli della zona di Preturo, a Villa Sant’ Angelo e a Casentino. Tra gli sfollati della piccola frazione del Comune di Sant’Eusanio Forconese è tornata la grande paura del precedente allagamento. 

BAGNO FRANA. La pioggia ha causato frane di diversa consistenza. Una, in particolare, è stata giudicata di una certa entità e riguarda il territorio di Civita di Bagno dove lo scivolamento di detriti e terriccio ha messo in pericolo anche la circolazione stradale. Anche in questo caso l’intervento dei pompieri è stato tempestivo, ma la situazione viene tenuta sotto stretto controllo in quanto si teme che il fronte possa ulteriormente allargarsi. Timori per gli effetti della pioggia battente anche a Fossa, dove l’abitato è minacciato da una frana. 

RISCHIO NEVE
. Nelle tendopoli allestite nei punti più alti, come quelle di Assergi, Filetto e delle frazioni del territorio comunale di Lucoli, il rischio di nevicate è tornato reale.
(02 giugno 2009)

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lunedì 1 giugno 2009

La crocera a Berlusconi, le case agli Aquilani

L'Aquila, protestano i residenti del centro
"No alle crociere, vogliamo le nostre case"

Forte tensione sabato all'Aquila dove alcune centinaia di cittadini aderenti al comitato 'L'Aquila un centro storico da salvare', hanno cercato di entrare in corteo nella "zona rossa" del centro storico rivendicandone la "proprietà". Il sindaco, Massimo Cialente, ha bloccato la folla e spiegato che non era possibile accedervi per motivi di sicurezza viste le scosse di questa notte. Alla fine si è tenuto un piccolo corteo che però non ha calmato la rabbia degli aquilani. E si ironizza sull'ultima promessa del premier: "Rinunciamo alle crociere per rientrare nelle nostre case"
Momenti di tensione sabato all'Aquila in occasione del corteo organizzato dall'associazione "L'Aquila un centro storico da salvare". I proprietari delle case hanno cercato di entrare in corteo nella "zona rossa" del centro storico rivendicandone la "proprietà". Il sindaco, Massimo Cialente, ha bloccato la folla parlando da un megafono e spiegando che non era possibile accedere al centro per motivi di sicurezza, viste anche le continue scosse. Alla fine si è tenuto un piccolo corteo che però non ha calmato la rabbia degli aquilani. E si ironizza sull'ultima promessa del premier: "Rinunciamo alle crociere per rientrare nelle nostre case"

AUDIO "Rivogliamo le nostre case, le crociere ci fanno sorridere"
GUARDA Le immagini della manifestazione

Circa 500 persone aderenti ai comitati che sollecitano la ricostruzione del centro storico si erano dati appuntamento nei pressi della Fontana Luminosa per dare vita a una manifestazione. Da qui, in corteo, avrebbero dovuto raggiungere via Strinella, senza percorrere le strade del centro. Poi hanno cambiato idea e cercato di violare la "zona rossa".

Il sindaco, Massimo Cialente, ha bloccato il corteo perché, date le ultime scosse di questa notte, non è possibile entrare nel centro storico per motivi di sicurezza. Alle ore 4.55 la terra ha tremato di nuovo con una magnitudo di 3.5 gradi. Nella notte sono state registrate altre 6 scosse, tutte al di sotto dei 3 gradi di magnitudo, che non sono state avvertite dalla popolazione.

I manifestanti, tutti muniti di casco, hanno quindi iniziato a  urlare all'indirizzo di Cialente "La città è nostra!". Dopo una trattativa le forze dell'ordine, insieme al sindaco, alla presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, al deputato Giovanni Lolli e a esponenti della Fiom-Cgil, hanno organizzato dei cordoni di sicurezza intorno ai manifestanti  ed è partito un corteo che dalla Fontana luminosa attraverso corso Federico II e i Quattro cantoni, è arrivata alla piazza del Municipio per poi tornare indietro. 

I manifestanti - compresi sindaco e la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane - si sono poi riuniti nel parco del castello dove si susseguono interventi per discutere le richieste da presentare al Governo e alla Protezione Civile.

"Le crociere ci fanno ridere – ha commentato Luisa Leopardi presidentessa dell'associazione "L'Aquila un centro storico da salvare" –. Siamo pronti a rinunciare alle vacanze, rivogliamo le nostre case. Qui le strade che portano al centro non sono state ancora messe in sicurezza e non possiamo raggiungere le nostre abitazioni. Sarebbe meglio spendere i soldi in maniera migliore"
(30 maggio 2009)

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domenica 31 maggio 2009

Scosse dal 26 al 31 maggio 2009

L'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia non riporta scosse nei giorni 26, 27 e 28 nell'Aquilano.

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29 Maggio 2009:

  • Data e ora locale: 29 Mag 2009 12:00:02
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 19' 30''N
    • Lon: 13° 30' 50''E
  • Zona: Valle dell'Aterno
  • Magnitudo Richter: 2.5
  • Profondità: 10.300 Km


  • Data e ora locale: 29 Mag 2009 22:40:15
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 29' 35''N
    • Lon: 13° 22' 19''E
  • Zona: Gran Sasso
  • Magnitudo Richter: 2.2
  • Profondità: 8.300 Km


  • Data e ora locale: 29 Mag 2009 23:04:08
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 17' 13''N
    • Lon: 13° 27' 18''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.3
  • Profondità: 10.200 Km


  • Data e ora locale: 29 Mag 2009 23:26:32
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 26' 20''N
    • Lon: 13° 30' 47''E
  • Zona: Gran Sasso
  • Magnitudo Richter: 2.0
  • Profondità: 16.400 Km


  • Data e ora locale: 29 Mag 2009 23:43:21
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 26' 24''N
    • Lon: 13° 30' 47''E
  • Zona: Gran Sasso
  • Magnitudo Richter: 2.3
  • Profondità: 15.400 Km


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30 Maggio 2009:


    • Data e ora locale: 30 Mag 2009 03:46:08
    • Coordinate Epicentrali
      • Lat: 42° 21' 4''N
      • Lon: 13° 20' 10''E
    • Zona: Aquilano
    • Magnitudo Richter: 2.2
    • Profondità: 10.000 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 03:49:35
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 21' 36''N
    • Lon: 13° 20' 46''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.1
  • Profondità: 11.000 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 03:59:21
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 21' 18''N
    • Lon: 13° 20' 24''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.4
  • Profondità: 10.100 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 04:55:09
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 21' 22''N
    • Lon: 13° 20' 28''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 3.5
  • Profondità: 11.500 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 05:00:52
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 21' 22''N
    • Lon: 13° 19' 55''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.1
  • Profondità: 10.000 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 05:20:13
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 21' 7''N
    • Lon: 13° 20' 28''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.0
  • Profondità: 10.000 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 05:35:43
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 21' 54''N
    • Lon: 13° 20' 35''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.5
  • Profondità: 11.000 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 10:20:29
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 26' 49''N
    • Lon: 13° 30' 7''E
  • Zona: Gran Sasso
  • Magnitudo Richter: 2.2
  • Profondità: 19.900 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 19:28:00
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 27' 47''N
    • Lon: 13° 18' 11''E
  • Zona: Gran Sasso
  • Magnitudo Richter: 2.2
  • Profondità: 10.300 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 20:39:04
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 27' 32''N
    • Lon: 13° 14' 17''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.3
  • Profondità: 11.100 Km


  • Data e ora locale: 30 Mag 2009 23:15:39
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 21' 14''N
    • Lon: 13° 21' 11''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.1
  • Profondità: 10.800 Km

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31 Maggio 2009:

  • Data e ora locale: 31 Mag 2009 05:36:19
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 23' 13''N
    • Lon: 13° 22' 26''E
  • Zona: Aquilano
  • Magnitudo Richter: 2.9
  • Profondità: 9.200 Km


  • Data e ora locale: 31 Mag 2009 11:09:49
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 16' 16''N
    • Lon: 13° 33' 14''E
  • Zona: Valle dell'Aterno
  • Magnitudo Richter: 3.0
  • Profondità: 9.900 Km


  • Data e ora locale: 31 Mag 2009 11:59:37
  • Coordinate Epicentrali
    • Lat: 42° 17' 53''N
    • Lon: 13° 29' 56''E
  • Zona: Valle dell'Aterno
  • Magnitudo Richter: 2.2
  • Profondità: 10.500 Km


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Strani fenomeni fisici durante e dopo il terremoto


TERREMOTO DELL’AQUILA: 
QUELLO CHE LE ISTITUZIONI NON DICONO, MA CHE LA GENTE OSSERVA


Di Carla Liberatore 
corrispondente terremotata e sfollata


 18 Aprile 2009


Nella notte del distruttivo sisma del 6 aprile scorso, numerosi testimoni asseriscono di aver visto in cielo, negli attimi seguenti la scossa tellurica, molteplici – per così dire – stelle cadenti. Io stessa essendo con altre persone al sicuro in luoghi all’aperto, intorno alle 5.30 del mattino ho visto quello che potrei definire un meteorite. Mi è passato davanti agli occhi un qualcosa di colore rosso che cadeva come fosse una stella cadente, il fatto strano è però che quest’oggetto emanava una luce rossa con relativa scia dello stesso colore, differentemente alle stelle che normalmente hanno una luce fra il bianco e l’azzurro con una scia della medesima tonalità. Inoltre, sempre negli attimi seguenti la scossa ed in occasione di altre scosse che si sono susseguite, oltre all’odore di gas probabilmente sprigionato da qualche tubatura che si era rotta, ho sentito e condiviso la stessa sensazione con molti dei presenti, un forte odore di zolfo. A giorni di distanza ed ormai tutti sparpagliati in zone fuori dal rischio sismico, molti testimoni con cui sono in contatto mi hanno riferito le stesse identiche impressioni, ossia che anche loro hanno sia visto questi bolidi spaziali in cielo subito dopo la scossa tellurica che ha distrutto la città e sia hanno sentito in quella ed in altre occasioni, dell’odore di zolfo. Ci stiamo dunque coordinando con persone che sono ancora presenti sul luogo al fine di reperire ulteriori testimonianze, ma un fatto sconcertante ancor più di quelli già elencati è relativo alla questione secondo cui questo sisma era stato previsto non solo dall’ormai famoso tecnico Giampaolo Giuliani, ma pare che anche la Protezione Civile fin dal 30 marzo scorso, data in cui si è registrata una scossa di magnitudo Richter pari a 5.0, fosse già in allerta e quindi pronta ad operare soccorsi in tempi brevissimi. Ciò è dimostrato dal fatto che meno di 3 ore dopo dal sisma, le operazioni si soccorso erano già in atto. Qualcuno sapeva ma non è stato detto nulla alla popolazione per non creare allarmismi o crisi di panico. Il fatto è che la popolazione aquilana ha fortunatamente una conoscenza atavica del terremoto, essendo L’Aquila una delle zone più sismiche d’Italia, per cui molte persone hanno divulgato ad amici, parenti e conoscenti quella proverbiale prudenza e buon senso tipico delle popolazioni mature, civili e ben educate, dimostrando così alle istituzioni di essere più maturi di quanto si possa credere e dunque anche degni di avere tutte le notizie, sia pur allarmanti, che si devono in casi di questo genere. A detta di molti anche l’intensità della magnitudo pare sia stata sfalsata poiché la scossa tellurica è stata molto più devastante di quanto si voglia far credere. Addirittura monumenti che erano in piedi da più di 800 anni e che avevano retto già nei secoli precedenti a terremoti quantomeno altrettanto devastanti, stavolta sono crollati non reggendo l’urto tremendo della scossa. Di seguito le ultime testimonianze con relative deduzioni pervenuteci da alcuni residenti del luogo:

“Lo sciame sismico che sta interessando la città di L’Aquila dallo scorso 16 dicembre, pare che non si voglia arrestare. Giungono notizie che le scosse telluriche continuino anche se ad avviso di alcuni abitanti, in questi giorni si sono fatte più lievi e più rade.

Pare che l’ultima scossa di una certa entità si sia verificata lo scorso lunedì di Pasqua con una magnitudo pari a 4.9 su scala Richter. Tale magnitudo farebbe pensare che non si tratti di una vera e propria scossa di assestamento infatti è di pochi giorni fa la nota della Protezione Civile in cui si asseriva che si è ancora in pieno allarme terremoto.

In coordinamento con persone che ancora si trovano nei paraggi dell’Aquila stiamo reperendo informazioni di vario tipo, fra queste ci sono stati segnalati dei fatti secondo cui in località S. Demetrio in una delle estreme periferie Est del capoluogo abruzzese, alcuni caseggiati sono franati e sono stati inghiottiti da delle vere e proprie voragini che si sono aperte nel terreno, ciò farebbe anche pensare che il disastroso moto tellurico dello scorso 6 aprile, abbia in realtà avuto una magnitudo di gran lunga superiore a quella dichiarata ufficialmente di 5.8 gradi Richter. Naturalmente non sappiamo se le voragini in questione che hanno inghiottito le case si siano aperte a causa della scossa del 6 aprile oppure in seguito, a causa di quelle che si sono susseguite. Inoltre, ed è notizia emanata dai media nazionali di qualche giorno fa, sempre nella zona Est di L’Aquila i geologi hanno scoperto una faglia che si è aperta nel terreno e che pare sia lunga qualcosa come 15 km, larga in alcuni punti un metro ed in altri due metri e profonda circa 50 km.

Inoltre  al telegiornale di Rai 2 alle ore 13.00 del 16 aprile, abbiamo visto le immagini del lago di Sinizzo, in località S. Demetrio sempre ad Est della città, il quale lago pare che si stia non solo prosciugando, probabilmente risucchiato da qualche faglia apertasi sotto l’acqua, ma che le bocchette naturali dalle quali scorreva fino a dieci giorni fa dell’acqua sorgiva che lo alimentava, si siano chiuse a causa dei movimenti tellurici. Come se non bastasse intorno a tutto il lago si sono aperte faglie di vario tipo che hanno inevitabilmente fatto franare il terreno, tanto da rendere tutto il perimetro completamente inagibile e vietato alle persone.

Nel pomeriggio di oggi abbiamo ulteriormente reperito notizie da parte di cittadini della zona Ovest e particolarmente: Pizzoli e Campotosto, che riferiscono del fatto che la Guardia Forestale sta operando dei rilevamenti sul terreno in quelle zone, rilevamenti di cui purtroppo la popolazione viene tenuta all’oscuro. L’impressione che ci è stata riferita da questi abitanti dei suddetti luoghi è che potrebbe esserci l’eventualità che nella zona dell’Aquila e quindi intorno a tutto il perimetro della città con posizionamento preciso ancora probabilmente da stabilire, si stia risvegliando un vulcano o che quantomeno ci sia un’attività vulcanica sotterranea sia pur lieve. Ciò spiegherebbe anche l’odore di zolfo avvertito da molti abitanti specialmente a seguito delle scosse più forti.

E’ utile far presente a chi non conosce la zona dell’aquilano, che questa città è ad altissimo rischio sismico e nel quale circondario ci sono una serie di vulcani spenti da centinaia, forse migliaia di anni. Tutto sommato potrebbe non essere una teoria così campata in aria quella di una attività vulcanica.

Il fatto più allarmante in assoluto in tutta questa situazione è che pare che la faglia provocante questi fenomeni tellurici, si stia spostando come epicentro nella zona di Campotosto, nella quale zona non tutti sanno che è presente il secondo lago artificiale più grande d’Europa, il quale lago alimenta una centrale elettrica che manda energia sufficiente a mezza nazione.

Ci auguriamo naturalmente che non succeda nulla di più grave di quanto già sia accaduto, ma spontaneamente ci sorge il dubbio secondo cui se l’epicentro del terremoto si sta realmente spostando in zona Campotosto, la diga relativa al lago artificiale potrebbe subire dei danni, creando verosimilmente notevoli disagi sia alla popolazione aquilana e, dall’altro versante del Gran Sasso, alla popolazione teramana. 

Infine una fra le notizie che sono trapelate una c’è quella relativa al fatto che, non sappiamo bene da quali rilevamenti, il Gran Sasso si sia alzato di qualcosa come 10 centimetri.

L’augurio è che gli organi preposti abbiano una volta tanto la situazione sotto controllo e che non lesinino, come nel caso della scossa del 6 aprile, su informazioni utili non a creare allarmismo, bensì a mettere in guardia le popolazioni quel tanto che basta per salvare tantissime vite prima che accada di nuovo qualcosa di veramente irreparabile”.

Tutti questi elementi messi insieme, oltre a dar da intendere che certe informazioni non sono per tutti ma solo per alcuni, ci fanno trarre varie conclusioni in relazione all’ipotetico avvicinamento di un grosso asteroide alla terra, che da qualche anno punta dritto verso il nostro pianeta. Oppure più semplicemente, è comprensibile che sta di sicuro accadendo qualcosa ma che non ci viene affatto spiegato per qualche misteriosa ragione. Ma il punto è che la gente vuol sapere, capire cosa sta succedendo. Non basta omettere le informazioni al pubblico perché le persone fortunatamente non sono stupide.

 
18 Aprile 2009
Carla Liberatore, corrispondente terremotata e sfollata

 

ULTERIORE RIPROVA CHE I TERREMOTI IN REALTA’ SI POTREBBERO ANCHE PREVEDERE

Nel 1997 il direttore dell'Osservatorio di L'Aquila al Messaggero: «Entro il 2010 forte sisma in Abruzzo: c'è il 70% di probabilità»

ROMA (14 aprile) - Già dodici anni fa, nel 1997, durante il terremoto che colpì a più riprese Umbria e Marche, gli studiosi - basandosi sulle statistiche del passato - indicavano il 70% di probabilità che un forte terremoto potesse scuotere l'Abruzzo entro il 2010. E' quanto affermava il direttore dell'Osservatorio geofisico di L'Aquila, Paolo Palangio, in un'intervista all'edizione abruzzese del Messaggero del 9 ottobre 1997. Di seguito il testo di quell'intervista, firmata da Giancarlo De Risio.

L'AQUILA (9 ottobre 1997) - La scossa s'è avvertita in maniera distinta: prima il tintinnio dei vetri delle finestre, poi un lieve ondeggiare del pavimento. Cinque, sei secondi in tutto. Palangio mostra il sismogramma di qualche ora prima. «E' del terzo grado, forse qualcosa in più- dice, indicando il su e giù del grafico con la punta di una matita-. Ma stavolta l'epicentro è molto più vicino a noi. Tra Fossa e Paganica». 

Paolo Palangio è il direttore dell'Osservatorio di Geofisica del Castello spagnolo all'Aquila. Lo è da dieci anni e più, ed è sotto la sua gestione che s'è sviluppata questa stazione di rilevamento sismico considerata una delle più importanti dei paesi del bacino mediterraneo. Il tavolo, già ingombro di carte, trabocca dei grafici degli ultimi eventi in Umbria e nelle Marche. Decine di ”zone” di carta, in cui si vedono con chiarezza le tracce dei pennini impazziti al tremar della terra. Su quei fogli, zeppi di linee ora dritte ora contorte, sono registrate centinaia di scosse. Poco distante il ticchettio dei congegni ad orologeria dei sei sismografi dell'osservatorio, echeggia un po' sinistro nello stanzone semivuoto. 

L'Abruzzo, come le Marche, l'Umbria, la Sicilia, la Calabria ed altre regioni d'Italia fa parte di quel 45 per cento e passa di territorio nazionale considerato al alto rischio sismico. Nel 1915 il terremoto di Avezzano fece oltre 20.000 vittime. Nel corso dei secoli L'Aquila è stata distrutta più volte da sismi catastrofici d'intensità superiore al decimo grado della scala Mercalli. Per questo, dopo le scosse recenti che hanno portato morte e distruzione in Umbria e nelle Marche, è arrivata anche da noi la grande paura. E anche in Abruzzo si è tornati a parlare sempre più spesso del ”big one”, cioè del ”grande” terremoto, del sisma incombente e distruttivo per eccellenza. 

Ogni area sismica ne ha avuto uno di ”big one”, che, secondo i sismologi, è destinato a ripetersi in maniera ciclica: San Francisco negli Usa nel 1906 (la maggior parte delle case erano di legno e furono distrutte dalle scosse e dagli incendi), Messina 1907, Osaka 1995 per non parlare degli altri terremoti della ”cintura di fuoco” delle zone circumpacifiche. 

E in Abruzzo? Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni? Ma, prima di tutto, è poi vera questa storia del ”big one”, o si tratta soltanto di una teoria? 
«Certo che è vera- dice Palangio -, i sismologi non si sono inventati niente. Dopo un terremoto di grande intensità si hanno le scosse di assestamento che possono durare per un periodo più o meno breve. Poi l'attività sismica scompare e subentra un periodo di quiete che può durare decine o centinaia di anni. Al termine si ha un nuovo terremoto, della medesima intensità. E il ciclo ricomincia. In Abruzzo- continua Palangio - le aree a rischio sono quelle dell'Aquilano e la zona che comprende la Marsica, il Parco Nazionale d'Abruzzo, la zona della Maiella e parte della province di Pescara e di Chieti. L'ultimo grande sisma è stato quello della Marsica nel 1915. Secondo quanto è stato possibile ricostruire dalle cronache dell'epoca, L'Aquila è stata distrutta più volte nel 1400. Un altro evento catastrofico fu quello del 1703 ed ebbe epicentro tra Pizzoli e Campo Felice, con quali effetti ve lo lascio immaginare».
 
Dunque, gli ultimi grandi terremoti sono lontani nel tempo: sono passati 87 anni da quello di Avezzano, 294 anni da quello dell'Aquila.
«Sì - spiega Palangio - sono proprio questi i periodi di latenza dagli ultimi ”big one”. Come testimonia la storia sismica dei territori interessati, i tempi di stasi nell'Aquilano sono molto lunghi, durano infatti 250-300 anni. Molto più brevi risultano invece quelli riguardanti i terremoti marsicani, anche se una divisione netta è soltanto teorica perché un evento nella Marsica è avvertito nell'altro comprensorio sia pure con intensità minore, e viceversa». 

Sì ma quando arriverà il prossimo ”big one”?
Palangio prende un libretto dallo scaffale, lo sfoglia e legge: «Ecco le statistiche dicono che entro il 2010 c'è il 70 per cento delle probabilità di avere nella zona compresa tra l'Aquilano, la Marsica e l'Alto Sangro, un altro evento catastrofico. Se poi andiamo avanti negli anni e arriviamo al 2070, le probabilità di avere il ”big one” salgono al 100 per cento». 

Dunque nei prossimi ottant'anni ci sarà un momento in cui la terrà tremerà come nel 1400 o nel 1703 o nel 1915, solo che gli effetti non saranno distruttivi come in passato perché l'edilizia abitativa è molto migliorata e perché si è cominciato a fare prevenzione. Basti pensare che nei secoli andati le case, soprattutto le più povere, erano quelle che erano: costruite con materiali poco resistenti e inadatti. Bastava una scossa anche attorno al settimo, ottavo grado della scala Mercalli per avere effetti distruttivi. Del resto basta guardare alle conseguenze degli ultimi terremoti in Alto Sangro e nell'Aquilano nel 1980 e nel 1984. 

«Sì, la prevenzione - conclude Palangio - è l'unica strada da seguire. Prevedere un terremoto non è ancora possibile, ma attutirne,anche di molto, gli effetti questo sì. Prevenire vuol dire costruire stabili rigorosamente antisismici, gli unici in grado di resistere a scosse anche violente. E' una regola che non va disattesa se si vuole che non si ripeta quanto è accaduto in Irpinia dove costruzioni in cemento armato, fatte male, sono venute giù come castelli di carta. Ma prevenire vuol dire anche una popolazione più consapevole, che si è preparata per un evento del genere, e che quindi non si faccia prendere dal panico che può fare più vittime del terremoto stesso».

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fonte: http://www.dnamagazine.it/terremoto-aquila.html

fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/05/terremoto-dellaquila-quello-che-le.html


venerdì 29 maggio 2009

Sulla Casa dello Studente

Una piantina prova le crepe

di Lorenzo Colantonio
(18 maggio 2009)
Scoperta tra le macerie della Casa dello studente. Un giovane universitario sopravvissuto segna su ogni stanza le lesioni che esistevano già
L’AQUILA. E’ un documento eccezionale. E’ la prova dei crolli annunciati, delle crepe nel palazzo di cartapesta, di una colonna fradicia che scendeva fino alla sala della mensa, delle stanze diventate tombe e della paura che da cinque mesi, ogni giorno e poi ogni notte, faceva tremare quei ragazzi. E’ la pianta della Casa dello studente. Una mappa finora introvabile che diventa una delle prove d’accusa principali nell’inchiesta sul crollo e sui morti nel palazzo dell’Adsu in via XX Settembre all’Aquila. 

ERA TRA LE MACERIE. Il ragazzo che l’ha scoperta tra le macerie, girando e scavando insieme ai vigili del fuoco il 7 aprile scorso, tra le lacrime e la polvere, per trovare i corpi degli otto amici morti, l’ha tenuta nascosta fino a ieri mattina, per consegnarla al Centro. Lo ha fatto per ridare la carica all’inchiesta, per chiedere giustizia e per urlare tutta la rabbia che ha ancora in corpo. Di questo studente non possiamo svelare il nome. Ma quella notte era nella sua stanza. 

LUI SI E’ SALVATO. «Sono fuggito subito scendendo per le scale che crollavano dietro di me seppellendo i miei amici», racconta. Erano otto quegli amici. Erano Davide Centofanti, Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Alessio Di Simone, Francesco Maria Esposito, Huseim Hamade e Angela Pia che non ci sono più. Lui si è salvato con una missione da compiere: rendere pubblica la piantina che annunciava la catastrofe, la mappa sparita tra le macerie, la prova che nulla all’Aquila è crollato per caso. 

LE STANZE CROLLATE. Chiameremo Arcangelo lo studente che ha scoperto la piantina, è quella del terzo piano, crollato insieme agli altri piani. Ritrae sei stanze, scomparse nel nulla, come quelle del quarto piano e del secondo. Sei stanze diventate un cumulo di pezzi di mattoni e cemento fragili più della cartapesta. 

E’ UN DOCUMENTO. Sulla mappa Arcangelo ha segnato tutto ciò che ricordava. Ha indicato crepa su crepa, ognuna delle quali esisteva già prima delle 3.32 del 6 aprile, prima della scossa e della strage di ragazzi. «Colonna transennata» c’è scritto a penna in alto a sinistra. Per gli studenti quel pilastro portante era il tallone d’Achille del palazzo, denunciato chissà quante volte ai responsabili della Casa dello studente che però, interrogati dalla polizia, lo hanno negato. Nella stanza 307 viveva Roberta B., sul muro che confina con il bagno Arcangelo ha scritto «crepe». Come quelle della stanza 309, dove dormiva Elvira L.; oppure della 310 dove viveva Stefania C e della 311, la stanza di Giada B. Ricorda tutto Arcangelo che in ogni stanza della piantina ha segnato il nome dello studente che la occupava e ha indicato dov’erano le lesioni alle pareti. Ed è anche semplice per gli investigatori e per i magistrati Alfredo Rossini e Fabio Picuti verificare se lo studente scampato alla morte ricorda bene oppure no, perché Arcangelo ha segnato sulla piantina anche le crepe presenti nella parte della Casa dello studente rimasta in piedi, come quelle nelle stanza 302 e 305 del terzo piano, occupate rispettivamente da Marianna M. e Monica S. 

LE PROVE CI SONO. Quando ci sarà il processo, la piantina salvata da Arcangelo diventerà una prova contro chi ha aiutato il terremoto a creare i crolli. Allo stesso modo diventano importanti i verbali delle testimonianze degli studenti superstiti. Come quello di Giada che rivela alla polizia tre retroscena importanti per l’accusa. Di Giada abbiamo il verbale che pubblichiamo integralmente e dove si legge della denuncia contro un custode; dell’ascensore pericoloso e soprattutto dell’ammissione del rischio che incombeva sugli studenti da parte di un tecnico che, il 29 gennaio scorso, rivelò chiaramente che la struttura soffriva di «problemi di sovraccarico». 

IL VERBALE DI GIADA. «Dichiaro che dall’anno 2006 alloggiavo presso la residenza universitaria “Casa dello studente” dell’Aquila, situata in via XX settembre n.46/52, ora crollata in seguito alla scossa avvenuta il 6/04/09 alle ore 3.32 di notte», comincia così la testimonianza dell’universitaria superstite. «Dal dicembre 2008 lo sciame sismico è diventato perfettamente percepibile dagli abitanti dell’edificio. Durante questi mesi sono comparse numerose crepe sulle pareti, chiedendo un controllo ad una figura di riferimento, un custode, questi ci disse che le crepe visionate nella mia stanza, la 311, erano senza importanza in quanto non si erano formate su di una colonna portante». 

CREPE OVUNQUE. La stanza 311 era nell’ala crollata, proprio di fronte alla 312 che, insieme a quelle situate sopra e sotto di essa, è stata completamente distrutta «e fonte di morte per almeno due persone», continua Giada nel verbale, «senza contare chi alloggiava sopra e sotto di essa, anch’essi scomparsi. Io quella sera mi salvai in quanto ero presso amici. La mia stanza non era l’unica con crepe, infatti, confrontandomi con altri, scoprii che era una situazione comune, a cui ci veniva risposto “non vi preoccupate, la struttura è antisismica”». 

DUE EPISODI CHIAVE. «Ricordo anche due avvenimenti che sul momento non mi colpirono particolarmente ma che ora, alla luce degli ultimi fatti, mi fanno riflettere», dichiara Giada. «Il 30/03/09, a seguito di una forte scossa, io e mia madre, che venne a trovarmi all’Aquila perché fui vittima d’incidente stradale, ce ne tornammo a casa spaventate. Pochi giorni dopo, il 2 o il 3/04/09 scendemmo nuovamente all’Aquila per fare accertamenti medici. In quelle giornate, l’ascensore della casa dello studente, anch’esso situato nell’ala crollata, era tenuto spento anche se funzionante. Ce ne accorgemmo a causa del fatto che fu riacceso per poter permettere a me e mia madre di raggiungere il mio piano con più facilità, in quanto io camminavo con delle stampelle». «Altro episodio da me sottovalutato inizialmente fu quello avvenuto in data 29/01/09. Quella sera stavo festeggiando il mio compleanno nella mia stanza. Ma fui ripresa dicendomi che vi sarebbero potuti essere problemi di sovraccarico della struttura. Mi chiedo come una struttura agibile e perfettamente antisismica possa avere i problemi di sovraccarico e cedimento che mi furono paventati». 

LA FOTO COME PROVA. Di verbali come questo di Giada ne esistono più di trenta, hanno un grande valore per la procura. Così come lo ha la piantina recuperata da Arcangelo. Ma c’è una terza prova che pubblichiamo e che dimostra i crolli annunciati. E’ una fotografia. Chi l’ha scattata, sette giorni prima del terremoto, non poteva sapere che quella stanza con immagini di ragazzi attaccate sul muro, non sarebbe più esistita. Era la 310 del terzo piano che confina con la 309. Gli studenti, tutti amici, tutti preoccupati, osservano verso sinistra la crepa che attraversa il muro e di cui lo scatto che pubblichiamo qui accanto ne fa intravvedere una parte. Questa fotografia diventa un’altra eccezionale prova per la procura. E’ un’immagine che sa di rimpianto perché la tragedia era annunciata nel palazzo che sorgeva in via XX Settembre, nella casa della vita e della morte.

(18 maggio 2009) 

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OFF TOPIC (ma non tanto)

L'harem di Berlusconi

di Peter Gomez e Marco Lillo
Jet privati, gioielli in regalo, gettone di presenza e shopping offerto. Così 50 ragazze sono state radunate per il Capodanno di Villa Certosa. Dove il Cavaliere le ha intrattenute tra politica, canti e balli
 
Noemi Letizia
Prima la visita guidata alle meraviglie segrete della tenuta: l'anfiteatro dei cactus, le migliaia di hibiscus, il lago delle palme, le 85 diverse erbe officinali dell'orto della Salute. Poi il pranzo in pizzeria, quella interna al parco, s'intende, allietato dalla chitarra di Apicella. Dopo il pranzo ecco il "corso di politica",in attesa di potersi sfogare con lo shopping, a spese del padrone di casa, nei centri commerciali della costa. Quindi, a chiudere, tradizionale cenone con tanto di fuochi di artificio. 


ASCOLTA: L'intercettazione della telefonata Berlusconi- Evelina Manna 

Quando, la mattina del 31 dicembre 2007, Silvio Berlusconi in persona aveva illustrato alle sue ospiti, arrivate da Roma e Milano con voli privati, quello che sarebbe stato il programma della giornata, tra le 50 ragazze presenti è partito l'applauso. Come in un sogno alla "pretty woman" l'uomo più potente e ricco d'Italia stava invitando quell'eterogeneo gruppo di veline, attricette, ragazze immagine e hostess, ad abbeverarsi alla sua scienza, a mangiare alla sua tavola e a far compere attingendo direttamente dal suo portafoglio. Cose da Mille e una notte. O se preferite da Sultano. Ecco, se si vuole davvero capire perché Veronica Lario, annunciando il suo divorzio, parlasse di "divertimento dell'imperatore", di "vergini che si offrono al drago" e di un paese che "per una strana alchimia" permette tutto al suo capo, si può partire da qui. Dai racconti sull'ultimo dell'anno 2007 a villa La Certosa, registrati da "L'espresso" dietro garanzia di anonimato, e da quelli sulla corte di giovani donne di cui si circonda il Cavaliere. 

Ragazze tra i venti e i trent'anni, in mezzo alle quali - è accaduto, cinque mesi fa, per il Capodanno 2009 - si ritrovano a volte anche minorenni, come la pupilla del premier Noemi Letizia e la sua amica del cuore, Roberta. Con loro Berlusconi dà il meglio di sé. Fa battute, si spreca in gentilezze e galanterie. A ognuna consegna un kit di doni: due braccialetti in onice a forma di tartaruga (simbolo di villa Certosa) per caviglie e braccia; un anello d'argento; il ciondolo a forma di farfalla, segno ormai nemmeno troppo segreto delle amiche del premier; un anello e un sottile braccialetto d'oro. Tutti monili estratti da un sacchetto che il Cavaliere fa tintinnare.


Lo spirito è a metà tra il goliardico e la riunione da villaggio vacanze. Le ragazze ridono e si divertono. Per parecchie di loro è un lavoro. 
Tra le 50 ospiti di villa La Certosa, almeno una ventina hanno garantita una sorta di diaria da 1.500 euro al giorno. Per tutte poi, prima della notte di Capodanno, è stata organizzata una visita agli shopping center della zona dove gli uomini della sicurezza del leader del Pdl coprono le spese delle ospiti fino a 2 mila euro. Infine, una volta rientrate a Punta Lada, le ragazze si dividono a gruppi di cinque nelle varie dépendance, mentre le ospiti più vicine al premier sono alloggiate nella tenuta di Paolo Berlusconi, in quei giorni assente. Nei racconti raccolti da "L'espresso" più che i particolari sulla festa, con i bagni nella piscina riscaldata, i balli e l'ovvio trenino finale, colpisce comunque la descrizione delle ore precedenti. 

Nel pomeriggio infatti, come in un'anticipazione dei corsi tenuti a Palazzo Grazioli per selezionare le candidature alle europee, Berlusconi ha illustrato per due ore alle sue ospiti i segreti della politica. Eravamo quasi alla vigilia della caduta del governo Prodi. Il Cavaliere, però, ricorda una testimone, se l'è presa anche con l'allora leader di An, Gianfranco Fini. Ma da chi era composta in quei giorni la corte del premier? Le fonti sono concordi nell'indicare tra i presenti il cantante Mariano Apicella, il produttore di fiction Guido De Angelis, l'attrice Camilla Ferranti, le gemelle Ferrera, già meteorine del tg di Emilio Fede, la numero uno del reality trash "Un, due, tre... stalla" Imma Di Ninni, una ex del "Grande Fratello" e due vincitrici del concorso di miss Albania in Italia.


A ben vedere nulla di sorprendente se si pensa che Berlusconi, prima di scendere in campo, è stato un tycoon del piccolo schermo abituato a festeggiare il Capodanno in ampia compagnia, comprese le maggiorate del "Drive In", programma cult degli anni '80. Solo che oggi il Cavaliere non è più un impresario tv. È un capo di governo e il fatto d'ospitare per giorni belle ventenni per allietare le sue ore da ultrasettantenne, di invitarle a cena o di frequentarle a Roma, diventa un problema politico. Di sicurezza. E organizzativo. Per accorgersene basta poco. Basta rileggere le intercettazioni del caso Saccà che raccontano come la corte del premier sia impegnata a sistemare le sue ragazze e a impedire che la cosa si sappia in giro.

Il 4 novembre 2007 il leader del Pdl affida a Guido De Angelis il compito di trovare una parte per cinque attrici a lui care. Due giorni dopo Berlusconi accompagna l'amico produttore da suo figlio Piersilvio, chiedendo di farlo lavorare con Mediaset. Piersilvio però non la prende bene. Tanto che non appena il padre e De Angelis se ne vanno, si lamenta con Valentino Valentini, deputato e segretario personale del premier. È proprio Valentini a raccontarlo a De Angelis: "L'operazione non è stata indolore, Piersilvio ha capito tutto, ovviamente. Tu sei la punta di un iceberg di una situazione molto delicata. Io gli ho spiegato: Guido è una persona giusta e corretta anche per gestire delle situazioni delicate. E per voi è in outsourcing. Ma lui (Piersilvio, ndr) ha accettato a malincuore". Subito dopo De Angelis ne parla a Rosanna Mani, condirettore di "Sorrisi e Canzoni", da trent'anni al fianco del Cavaliere. E lei commenta: "Valentino dice che Piersilvio è geloso perché sa che lui (Silvio, ndr) ti chiede i favori. Ma è meglio che li chiede a te, così si limitano i danni. Piuttosto che le vada a chiedere a destra e a manca facendo la figura del cretino". 

Per far numero alle feste non bastano però le aspiranti starlette della tv. A volte bisogna ricorrere alle ragazze immagine, quelle che ballano a pagamento nelle discoteche. Per il Capodanno 2008 alcune delle ospiti di Berlusconi, stando alle testimonianze, vengono contattate da Sabina Began, una bellissima modella slavo-tedesca soprannominata "l'Ape regina" nelle cronache mondane della capitale. La Began, che si è rifiutata di rispondere alle domande de "L'espresso", è molto legata al Cavaliere. 

Le pagine di un giornale vicino al centrodestra come "il Tempo" raccontano che in occasione della vittoria elettorale alle politiche 2008, la modella era tra gli ospiti di Palazzo Grazioli e che Berlusconi la teneva sulle ginocchia cantando "Malafemmina" e scherzando diceva: "Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila euro». Un anno dopo ancora "il Tempo" scrive: "Sabina Began sfoggia un nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla circondata dalla frase: "L'incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.". Che sono le sue iniziali, ma non solo». Anche Sabina fa in qualche modo parte della scuderia di De Angelis.

La Guardia di finanza durante una perquisizione negli uffici del produttore ha trovato il suo nome in un elenco di cinque attrici, tra cui le amiche del premier Elena Russo, Evelina Manna e Camilla Ferranti, segnalate a De Angelis da Mediaset. E lei, dopo aver ottenuto una parte nel film tv "Il falco e la colomba", prodotto da De Angelis, oggi lavora con continuità. Sono lontani i tempi in cui la bella modella era costretta a vivere nella stanza di un affittacamere nei pressi di Montecitorio. Una casa dove allora abitava anche Elvira Savino, 32 anni, amica della Began e oggi neodeputata del Pdl, dopo essere stata inserita nelle liste elettorali del 2008 su indicazione diretta del Cavaliere che è stato anche suo testimone di nozze. "Non è però stata Sabina a presentarmi Berlusconi. Il fatto che vivessimo entrambe lì è solo un caso", assicura l'onorevole Savino. 

Il via vai di belle ragazze per Palazzo Grazioli e villa Certosa, comunque non è una novità: sono del 2002 le foto di Berlusconi che passeggia in Sardegna mano nella mano con la sua assistente Francesca Impiglia e di Pasqua 2008 quelle con le giovani amiche tenute per mano o sedute sulle sue ginocchia. I problemi veri sono invece quelli legati alla sicurezza. In gran parte dovuti alle pretese (economiche e di lavoro) spesso avanzate da chi è entrato in contatto con il premier: la minaccia, più o meno velata, è infatti quella di far esplodere uno scandalo. E a dirlo non sono le indiscrezioni, ma le carte processuali. "L'espresso" ha già pubblicato la telefonata intercettata dalla Procura di Napoli nel 2007 in cui Berlusconi chide con ansia al direttore di Raifiction Agostino Saccà di far lavorare l'attrice Antonella Troise perché "sta diventando pericolosa".



E agli atti dell'indagine archiviata su Berlusconi (abuso d'ufficio) per il caso di Virginia Sanjust, una bellissima presentatrice tv legata al Cavaliere e sposata con l'agente del Sisde Federico Armati, c'è un'altra registrazione significativa. Lo 007 e la moglie discutono animatamente. Lui è stato appena espulso dai servizi segreti ed è convinto (a torto secondo i giudici) che dietro al suo licenziamento ci sia stato l'intervento di Virginia e del premier. Così le dice a brutto muso: "Racconterò tutti i fatti: (l'invito a) Palazzo Chigi, il pranzo, il braccialetto (che ti ha regalato)? come lo scartavi... Io c'ho tutte le scatole e i certificati di garanzia dei gioielli". E poi chiede alla moglie di andare da Berlusconi e avvertirlo che, se non fosse stato reintegrato, lui avrebbe "rovinato" il Cavaliere.

Siamo alla vigilia delle elezioni del 2006, dopo pochi giorni, fatto rarissimo, Armati è ripreso nei servizi. Mentre Virginia Sanjust, tra i tanti regali ricevuti dal Cavaliere, annovera anche un bonifico di 50 mila euro, effettuato a titolo di "prestito infruttifero", direttamente da un conto corrente del premier. Ma non basta. Perché anche il caso delle ragazze segnalate da Berlusconi al direttore di Raifiction, Agostino Saccà, può essere letto sotto la luce della possibile ricattabilità del premier. E a dirlo è proprio il procuratore aggiunto di Napoli, Paolo Mancuso che, nella lettera con cui nel luglio del 2008 ha trasmesso a Roma per competenza le carte dell'inchiesta, scrive: "Da alcune conversazioni intercettate sull'utenza di Manna Carmela (detta Evelina, ndr) sembrano emergere (e andranno valutate dalla Signoria Vostra quali) condotte riconducibili alla previsione degli articoli 110 e 629 del codice penale (concorso in estorsione, ndr) poste in essere ai danni del predetto onorevole Berlusconi e apparentemente consumate nella città di Roma". 

Mancuso cita quattro telefonate che avrebbero potuto configurare un ricatto ai danni del Cavaliere. In quei colloqui, ora tutti distrutti perché invece ritenuti irrilevanti dai giudici della capitale, l'attrice diceva infatti a Berlusconi che avrebbe fatto una piazzata sotto palazzo Grazioli. Salvo poi placarsi quando lui le garantisce un aiuto sul lavoro. Ma per i magistrati romani quello è soltanto uno sfogo, più che una minaccia. E nella loro richiesta di archiviazione, poi accolta, sostengono che non c'è reato perché le parole e i comportamenti della Manna non erano mai stati in grado di intimorire realmente un uomo come Silvio Berlusconi. L'attrice, contattata da "L'espresso", di questa vicenda non vuole parlare. 

Il 19 febbraio del 2008, del resto, anche davanti ai pm era stata piuttosto evasiva. "Conosco Berlusconi da circa un paio d'anni", ha detto, "e gli sono legata da un rapporto di affetto e di amicizia. Per ragioni personali preferisco non indicare modalità e circostanze della mia conoscenza con lui". Da allora Evelina Manna si è messa in stand by e dal suo nuovo appartamento di via Giulia a Roma, con vista sui tetti del centro, valuta contratti e proposte. Evelina lo ha acquistato il 24 aprile di un anno fa, dopo aver versato, qualche settimana prima, una caparra da 10 mila euro alla vecchia proprietaria. 

Tutto il resto, 950 mila euro, è arrivato invece con assegni circolari appoggiati su un conto corrente della Banca Roma, filiale di Santi Apostoli. Ma se le si chiede come abbia fatto a mettere da parte quel tesoro, taglia corto: "Ora basta. Berlusconi non c'entra niente. Anch'io ho la mia vita privata"
(28 maggio 2009)

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(28 maggio 2009)

giovedì 28 maggio 2009

La delusione dei vigili del fuoco

La protesta dei vigili del fuoco

Il governo cancella assunzioni e fondi: «Ci hanno preso in giro»  
di Giustino Parisse
L’AQUILA. Nel campo base - sulla strada provinciale per Monticchio - sono tutti al loro posto. I vigili del fuoco hanno uno strano modo di protestare: lavorano, se possibile anche di più. Il giorno dopo la proclamazione dello stato di agitazione c’è rabbia ma soprattutto amarezza. Non si aspettavano il colpo basso da parte del governo che ha negato loro nuovi mezzi, assunzioni e incentivi.

C’è chi li ha definiti gli angeli del terremoto, sono stati presi ad esempio per sacrificio e abnegazione. Hanno lasciato per settimane la casa e la famiglia per venire in Abruzzo ad aiutare i terremotati e rischiare la vita (un vigile del fuoco è morto nelle prime ore dei soccorsi e un altro è rimasto gravemente ferito). Si aspettavano un minimo di attenzione e invece per tutta risposta hanno avuto solo promesse che non sono state mantenute. In una nota i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno scritto: «Le intenzioni del Ministro dell’interno Maroni esplicitate nell’a udizione alla Camera ed orientate a potenziare le risorse umane del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco nonché ad implementarne le risorse economiche per l’ammodernamento dei mezzi e per gratificare il lavoro della categoria dopo l’eccezionale sforzo compiuto in occasione del recente sisma abruzzese, sono miseramente naufragate al Senato. Il governo non ha voluto, collegialmente, far propri gli impegni più volte assunti dal ministro dell’interno e da altri autorevoli esponenti governativi. Il risultato è che tutti i proclami fatti non hanno prodotto alcun effetto pratico, i “ pompieri” vedono peggiorare le proprie condizioni organizzative ed economiche, alla faccia degli attestati di tutti i politici della maggioranza di governo che si sono succeduti a visitare le zone disastrate. Si è trattato quindi dei soliti “spot”; se questo è accaduto a noi, nutriamo forti dubbi anche sugli impegni relativi alla ricostruzione. A fronte di tale comportamento del Governo, che nei fatti ha contraddetto un proprio autorevole Ministro e dell’e nnesima beffa mediatica, la categoria non può restare inerme anche perché dall’adeguamento delle condizioni del servizio dipende il grado di tutela del cittadino. Pertanto viene proclamato immediatamente lo stato di agitazione ed annunciamo l’intenzione di ricorrere ad una prima giornata di protesta, che interesserà tutti i lavoratori del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. Si intende attivata anche la procedura di conciliazione dei conflitti prevista dalle vigenti norme sul diritto di sciopero». 

All’Aquila è stato diffuso un comunicato stampa a firma di Andrea Milani della Cgil,Fabio Bargagni della Cisl e Roberto Lenzi della Uil (che fanno parte del coordiamento regionale della Toscana) in cui si parla di «inaffidabilità mostrata dal governo rispetto agli impegni assunti».

Ha preso posizione anche la rappresentanza di base (Rdb -Cub) che in un volantino rivolto ai cittadini delle zone terremotate afferma: «Ora è toccato a noi, non vorremmo che con gli stessi sistemi domani tocchi alle famiglie colpite dal sisma».

L’emendamento che è stato bocciato in Senato e che era stato presentato dalla maggioranza prevedeva 600 assunzioni (anche se inizialmente ne erano state promesse 1200 sulle 5000 che sarebbero necessarie per coprire tutti i vuoti in organico), un finanziamento speciale per rinnovare il parco mezzi sottoposto in queste ultime settimane a un superlavoro (ci sono molte macchine rotte o che hanno bisogno di urgente manutenzione) e 15 milioni di euro come incentivo.

La protesta potrebbe sfociare in uno sciopero (anche se i servizi verrebbero comunque assicurati) se dal governo non arriveranno segnali positivi. Intanto i vigili del fuoco che in questi giorni sono all’Aquila (duemila) continuano senza sosta il loro lavoro (dal sei aprile circa 100.000 interventi). Sempre pronti a correre dove vengono richiesti, anche se pagati poco e scarsamente considerati nei piani alti della politica.
(28 maggio 2009)

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