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domenica 21 giugno 2009

Miss Tendopoli


miss-abruzzodi Doriana Goracci

Lo saprete anche voi, ne sono certa, che c'è stato un corteo a Montecitorio di attendati abruzzesi, con cartelli molto gustosi. Ma non so quali vi hanno fatto vedere in televisione ("Berlusconi facci sognare, crepa", "via Bertolaso,la ricostruzione agli abruzzesi", "non atTENDEremo più", "Aquilani espropriati, 2 volte terremotati", "Berlusco' non te fa revedè all'Aquila", "verba volant sisma manent").





miss_tendaLo saprete anche voi che Lui ormai sorvola come a Coppito dove arriva alla caserma planando da un elicottero, anticipato dalla contestazione da parte degli operai in mobilità della Transcom e dagli sfollati che avevano manifestato a Roma.

Ma poi una donna che racconta, la si trova sempre, spesso è Luigia dall'Abruzzo, per una rete di soccorso popolare,che scrive: «...La militarizzazione è sempre più imponente, posti di blocco ovunque. Terreni prima coltivati a grano sono stati espropriati per ampliare l'aeroporto, per costruire una superstrada in funzione del G8, per costruire una trentina di case destinate ad alloggiare le delegazioni del G8 (per l'occasione Berlusconi ha stipulato commesse con i migliori mobilieri italiani: "solo mobili di pregio per gli 8 grandi!") Per questo maledetto G8 spenderanno più di 400 milioni di euro. Per i terremotati invece niente, gli tolgono caffè e alcolici per evitare che si innervosiscano e li finiscono di intontire con le messe. Ma si sa, anche gli sfollati sono fatti di carne e l'occhio vuole la sua parte, così dopo i clown, gli spettacoli folkloristici e gli strizzacervelli hanno fatto un'altra bella pensata per "allietare" la loro prigionia: il concorso di bellezza "Miss tendopoli Abruzzo".»

Tutto vero ma forse questo non lo sapete: il concorso ci sarà il 21 giugno, come riporta il Giornale:«Tra le file per il bagno e alla mensa e il caldo che fa bollire le tende nonostante i condizionatori, ci si iscrive alla gara, con l’entusiasmo delle cose nuove. “Una simpatica iniziativa - riprende Durastante -. È l'elezione della miss, con sfilata in passerella alla tendopoli di Pile, quella dove c'è ‘Globo’, è fissata per il 21 giugno”».
«E speriamo - è la conclusione - che presto potremo lasciare il posto ai parrucchieri del luogo. Ci auguriamo di ripassare loro il testimone nel più breve tempo possibile»

C'è anche un’altra Miss che scrive, è Miss Kappa: «Il terremoto, la protesta, la rabbia... L'imperatore ci ha semplicemente sorvolati in elicottero. Non lo abbiamo intercettato. Non è sceso fra la gente che voleva porgergli delle domande. Che voleva sapere dove fossero finite le sue promesse. In compenso, abbiamo dovuto subire il sarcasmo, gli sberleffi e anche gli insulti delle forze dell'ordine, rivolti col ghigno sulle labbra. "Poveri sciocchi, ma davvero pensate che passi di qui? Siete patetici". Questo il succo, edulcorato, delle parole che ci siamo sentiti dire. Ecco lo stato delle cose. Ma non ci fermeremo. Siamo soli, siamo pochi per ora,ché tanti hanno paura e sono sfiancati, ma andremo avanti. Li aspettiamo tutti al G8...»
abruzzo01
C'è anche chi li aspetta mobilitandosi contro il summit dei Ministri degli esteri del G8Trieste tra il 25 e il 27 giugno.

Molte, moltissime donne sono nate prima e durante e dopo la colonizzazione, e l'hanno raccontata. Ho iniziato da un po' ad ascoltarle, sono quelle brutte sporche e cattive e sopratutto invisibili, o meglio , poco gradevoli in Tv e ai concorsi,non vi partecipano, sia pure ad una giuria.


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fonte: www.megachip.info

martedì 16 giugno 2009

Una lettera dalla "città laboratorio"


Cara Redazione (del giornale on-line INFORMARE)

sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

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giovedì 11 giugno 2009

No alle modifiche al Decreto Abruzzo

Ricostruzione, mancano i soldi

No alle modifiche al Decreto Abruzzo, respinte anche quelle preannunciate dal Premier. Niente contributi per le seconde case e gli enti pubblici
di Roberto Raschiatore
L’AQUILA. Una ricostruzione con pochi soldi e parecchia delusione. Perché la protesta che dalle piazze dell’Aquila e Sulmona si è spostata in parlamento ha prodotto più promesse che concretezza. Gli emendamenti al Decreto Abruzzo sono stati bocciati dall’VIII commissione ambiente della Camera presieduta dal leghista Angelo Alessandri. Il Decreto resta quello approvato dal Senato. Per i correttivi chiesti - a cominciare dai rimborsi per ricostruire le seconde case - «mancano altre coperture finanziarie».

LE RICHIESTE. Sono quelle rinnovate ieri pomeriggio nel corso dell’audizione alla Camera. La commissione, dalle 15 alle 17, ha ascoltato il presidente della Regione, Gianni Chiodi, la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, i sindaci dell’Aquila, Massimo Cialente, di Sulmona, Fabio Federico, e di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi. Richieste per apportare modifiche al Decreto Abruzzo che lunedì e martedì prossimi sarà in Aula, prima per la discussione e poi per il via libera finale.

I 5 PUNTI. Erano cinque quelli “irrinunciabili” secondo gli amministratori locali. Il rimborso totale per la ricostruzione di tutte le abitazioni, comprese le seconde case nei centri storici. Una maggiore copertura finanziaria della Zona franca urbana (attualmente è di 45 milioni di euro, in quattro anni). Più fondi e norme specifiche per la ricostruzione del patrimonio artistico e culturale. Compensare i mancati introiti fiscali degli enti locali e garanzie per gli espropri dei terreni sui quali dovranno essere costruite le case antisismiche. Ai cinque punti “irrinunciabili” se ne sono aggiunti altri. A cominciare dall’ ampliamento del «cratere» a 14 comuni della Valle Peligna. Per proseguire con la proroga per pagare i debiti della sanità abruzzese e la revoca del commissario Gino Redigolo, lo spostamento delle farmacie del centro storico dell’Aquila, il blocco del pagamento delle bollette arretrate per gli sfollati.

TUTTE BOCCIATURE. Sono arrivate in serata, dopo l’a udizione degli amministratori abruzzesi. La commissione ambiente della Camera ha deciso di non apportare modifiche al Decreto Abruzzo approvato dal Senato il 21 maggio. Decreto che prevede, tra l’altro, benefici per cittadini e imprese nei 49 comuni del «cratere», contributi a fondo perduto del 100% per la prima casa dei residenti, contributi integrali per la ristrutturazione della prima casa, fondi per le micro-ristrutturazioni (massimo 10mila euro), finanziamento di 750 milioni per la costruzione delle casette antisismiche.

GLI IMPEGNI DEL PREMIER. Eppure Silvio Berlusconi, durante la sua tredicesima visita all’Aquila, aveva preso impegni precisi, dicendo sì al rimborso totale per ricostruire anche le seconde case dei centri storici e sì alle coperture finanziarie per gli enti pubblici.

E I BENEFICI FISCALI? Resta il punto di domanda anche sulla questione che ha gettato benzina sul fuoco nelle ultime ore, spingendo in piazza 1500 cittadini di Sulmona. Un’ordinanza firmata dal premier Berlusconi ha infatti revocato i benefici fiscali in provincia dell’Aquila. «Su questo punto», ha spiegato il sindaco Federico al ritorno da Roma, «abbiamo ricevuto impegni. Si sta pensando a una soluzione per ristabilire i benefici fino a novembre». Una conferma in tal senso è arrivata anche dal presidente Chiodi: «Stiamo lavorando, insieme a Bertolaso, affinché il ministero delle Finanze conceda una proroga fino al 30 novembre». Ma per ora restano le proteste.

DIGIUNO IN PARLAMENTO. Lo sciopero della fame è stato proclamato dal deputato Udc Pierluigi Mantini dopo i no della commissione ambiente. «A staffetta, mi seguiranno altri parlamentari e amministratori locali», ha annunciato Mantini, «il governo sta scherzando con il fuoco. Deve rispettare i patti con gli abruzzesi». Proteste arrivano anche dal parlamentare Giovanni Lolli (Pd). «Ci era stato chiesto di ridurre gli emendamenti e così abbiamo fatto», ha spiegato, «mi sono presentato in commissione con le fotocopie dei giornali che riportavano le promesse di Berlusconi. Mi è stato spiegato che gli emendamenti hanno un costo e che non c’è la copertura finanziaria. La difficoltà del governo è gigantesca. Nelle prossime ore incontreremo le categorie produttive e i sindaci per decidere che cosa fare».

«NO AI GIOCHETTI». Il capo della Protezione civile, che prima dell’audizione ha presentato una relazione di 39 pagine alla commissione ambiente, ha spiegato che eventuali correttivi possono essere apportati da specifiche ordinanze. «Il testo uscito dal Senato permette di fare tutte le attività promesse e previste», ha aggiunto. E sulle proteste: «Sono legittime, ma ognuno deve fare il proprio dovere ed essere molto rigoroso per evitare i giochetti del passato».

CIALENTE SI ARRABBIA. «La ricostruzione non si fa col Gratta e vinci, non servono caramelle e cioccolato come durante la guerra. Servono soldi», ha evidenziato il sindaco dell’Aquila. Che ha invitato la commissione ambiente a visitare il capoluogo d’A bruzzo per capire che cosa è accaduto il 6 aprile. «Se il decreto non cambierà ci arrabbieremo», ha concluso.

(11 giugno 2009)
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giovedì 28 maggio 2009

La delusione dei vigili del fuoco

La protesta dei vigili del fuoco

Il governo cancella assunzioni e fondi: «Ci hanno preso in giro»  
di Giustino Parisse
L’AQUILA. Nel campo base - sulla strada provinciale per Monticchio - sono tutti al loro posto. I vigili del fuoco hanno uno strano modo di protestare: lavorano, se possibile anche di più. Il giorno dopo la proclamazione dello stato di agitazione c’è rabbia ma soprattutto amarezza. Non si aspettavano il colpo basso da parte del governo che ha negato loro nuovi mezzi, assunzioni e incentivi.

C’è chi li ha definiti gli angeli del terremoto, sono stati presi ad esempio per sacrificio e abnegazione. Hanno lasciato per settimane la casa e la famiglia per venire in Abruzzo ad aiutare i terremotati e rischiare la vita (un vigile del fuoco è morto nelle prime ore dei soccorsi e un altro è rimasto gravemente ferito). Si aspettavano un minimo di attenzione e invece per tutta risposta hanno avuto solo promesse che non sono state mantenute. In una nota i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil hanno scritto: «Le intenzioni del Ministro dell’interno Maroni esplicitate nell’a udizione alla Camera ed orientate a potenziare le risorse umane del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco nonché ad implementarne le risorse economiche per l’ammodernamento dei mezzi e per gratificare il lavoro della categoria dopo l’eccezionale sforzo compiuto in occasione del recente sisma abruzzese, sono miseramente naufragate al Senato. Il governo non ha voluto, collegialmente, far propri gli impegni più volte assunti dal ministro dell’interno e da altri autorevoli esponenti governativi. Il risultato è che tutti i proclami fatti non hanno prodotto alcun effetto pratico, i “ pompieri” vedono peggiorare le proprie condizioni organizzative ed economiche, alla faccia degli attestati di tutti i politici della maggioranza di governo che si sono succeduti a visitare le zone disastrate. Si è trattato quindi dei soliti “spot”; se questo è accaduto a noi, nutriamo forti dubbi anche sugli impegni relativi alla ricostruzione. A fronte di tale comportamento del Governo, che nei fatti ha contraddetto un proprio autorevole Ministro e dell’e nnesima beffa mediatica, la categoria non può restare inerme anche perché dall’adeguamento delle condizioni del servizio dipende il grado di tutela del cittadino. Pertanto viene proclamato immediatamente lo stato di agitazione ed annunciamo l’intenzione di ricorrere ad una prima giornata di protesta, che interesserà tutti i lavoratori del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco. Si intende attivata anche la procedura di conciliazione dei conflitti prevista dalle vigenti norme sul diritto di sciopero». 

All’Aquila è stato diffuso un comunicato stampa a firma di Andrea Milani della Cgil,Fabio Bargagni della Cisl e Roberto Lenzi della Uil (che fanno parte del coordiamento regionale della Toscana) in cui si parla di «inaffidabilità mostrata dal governo rispetto agli impegni assunti».

Ha preso posizione anche la rappresentanza di base (Rdb -Cub) che in un volantino rivolto ai cittadini delle zone terremotate afferma: «Ora è toccato a noi, non vorremmo che con gli stessi sistemi domani tocchi alle famiglie colpite dal sisma».

L’emendamento che è stato bocciato in Senato e che era stato presentato dalla maggioranza prevedeva 600 assunzioni (anche se inizialmente ne erano state promesse 1200 sulle 5000 che sarebbero necessarie per coprire tutti i vuoti in organico), un finanziamento speciale per rinnovare il parco mezzi sottoposto in queste ultime settimane a un superlavoro (ci sono molte macchine rotte o che hanno bisogno di urgente manutenzione) e 15 milioni di euro come incentivo.

La protesta potrebbe sfociare in uno sciopero (anche se i servizi verrebbero comunque assicurati) se dal governo non arriveranno segnali positivi. Intanto i vigili del fuoco che in questi giorni sono all’Aquila (duemila) continuano senza sosta il loro lavoro (dal sei aprile circa 100.000 interventi). Sempre pronti a correre dove vengono richiesti, anche se pagati poco e scarsamente considerati nei piani alti della politica.
(28 maggio 2009)

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