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domenica 21 giugno 2009

Miss Tendopoli


miss-abruzzodi Doriana Goracci

Lo saprete anche voi, ne sono certa, che c'è stato un corteo a Montecitorio di attendati abruzzesi, con cartelli molto gustosi. Ma non so quali vi hanno fatto vedere in televisione ("Berlusconi facci sognare, crepa", "via Bertolaso,la ricostruzione agli abruzzesi", "non atTENDEremo più", "Aquilani espropriati, 2 volte terremotati", "Berlusco' non te fa revedè all'Aquila", "verba volant sisma manent").





miss_tendaLo saprete anche voi che Lui ormai sorvola come a Coppito dove arriva alla caserma planando da un elicottero, anticipato dalla contestazione da parte degli operai in mobilità della Transcom e dagli sfollati che avevano manifestato a Roma.

Ma poi una donna che racconta, la si trova sempre, spesso è Luigia dall'Abruzzo, per una rete di soccorso popolare,che scrive: «...La militarizzazione è sempre più imponente, posti di blocco ovunque. Terreni prima coltivati a grano sono stati espropriati per ampliare l'aeroporto, per costruire una superstrada in funzione del G8, per costruire una trentina di case destinate ad alloggiare le delegazioni del G8 (per l'occasione Berlusconi ha stipulato commesse con i migliori mobilieri italiani: "solo mobili di pregio per gli 8 grandi!") Per questo maledetto G8 spenderanno più di 400 milioni di euro. Per i terremotati invece niente, gli tolgono caffè e alcolici per evitare che si innervosiscano e li finiscono di intontire con le messe. Ma si sa, anche gli sfollati sono fatti di carne e l'occhio vuole la sua parte, così dopo i clown, gli spettacoli folkloristici e gli strizzacervelli hanno fatto un'altra bella pensata per "allietare" la loro prigionia: il concorso di bellezza "Miss tendopoli Abruzzo".»

Tutto vero ma forse questo non lo sapete: il concorso ci sarà il 21 giugno, come riporta il Giornale:«Tra le file per il bagno e alla mensa e il caldo che fa bollire le tende nonostante i condizionatori, ci si iscrive alla gara, con l’entusiasmo delle cose nuove. “Una simpatica iniziativa - riprende Durastante -. È l'elezione della miss, con sfilata in passerella alla tendopoli di Pile, quella dove c'è ‘Globo’, è fissata per il 21 giugno”».
«E speriamo - è la conclusione - che presto potremo lasciare il posto ai parrucchieri del luogo. Ci auguriamo di ripassare loro il testimone nel più breve tempo possibile»

C'è anche un’altra Miss che scrive, è Miss Kappa: «Il terremoto, la protesta, la rabbia... L'imperatore ci ha semplicemente sorvolati in elicottero. Non lo abbiamo intercettato. Non è sceso fra la gente che voleva porgergli delle domande. Che voleva sapere dove fossero finite le sue promesse. In compenso, abbiamo dovuto subire il sarcasmo, gli sberleffi e anche gli insulti delle forze dell'ordine, rivolti col ghigno sulle labbra. "Poveri sciocchi, ma davvero pensate che passi di qui? Siete patetici". Questo il succo, edulcorato, delle parole che ci siamo sentiti dire. Ecco lo stato delle cose. Ma non ci fermeremo. Siamo soli, siamo pochi per ora,ché tanti hanno paura e sono sfiancati, ma andremo avanti. Li aspettiamo tutti al G8...»
abruzzo01
C'è anche chi li aspetta mobilitandosi contro il summit dei Ministri degli esteri del G8Trieste tra il 25 e il 27 giugno.

Molte, moltissime donne sono nate prima e durante e dopo la colonizzazione, e l'hanno raccontata. Ho iniziato da un po' ad ascoltarle, sono quelle brutte sporche e cattive e sopratutto invisibili, o meglio , poco gradevoli in Tv e ai concorsi,non vi partecipano, sia pure ad una giuria.


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fonte: www.megachip.info

martedì 16 giugno 2009

Una lettera dalla "città laboratorio"


Cara Redazione (del giornale on-line INFORMARE)

sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

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mercoledì 3 giugno 2009

Eppure c'è qualcuno che risponde alle bugie di Berlusconi!

Pochi giorni fa Berlusconi ha detto che nella regione ci sono ancora sfollati dal 1997
Il governatore Spacca: "A meno di un mese c'erano già i prefabbricati in muratura"

Sisma, le Marche rispondono al premier
"Ma quali baraccopoli, siamo un modello"

Inviato a Palazzo Chigi un volume che raccoglie le immagini del "prima e dopo"
"Basta promuovere competizioni su chi sia il più bravo nelle disgrazie"


Sisma, le Marche rispondono al premier "Ma quali baraccopoli, siamo un modello"Grassetto

La copertina del volume
che raccoglie le foto
della ricostruzione

ROMA - "Caro presidente, noi marchigiani non amiamo sbandierare ciò che facciamo. Il rispetto per le tante persone che stanno vivendo con compostezza questa drammatica situazione mi ha spinto finora a evitare qualsiasi forma di polemica. Ma dato il ripetersi di pronunciamenti che riferiscono circostanze e valutazioni assolutamente non vere, sono costretto a intervenire, nella speranza che si possa ristabilire la verità e soprattutto contribuire a individuare soluzioni rapide ed efficaci per consentire anche alla popolazione dell'Abruzzo di recuperare una dignitosa condizione di vita". 

Non sono piaciute, al presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, le parole di Silvio Berlusconi sulla ricostruzione nelle Marche dopo il terremoto del 1997. Il 30 maggio, il presidente del Consiglio ha annunciato di nuovo la consegna, entro il 15 settembre, delle case per tremila sfollati dell'Abruzzo e ha aggiunto:
"Pensate che ancora adesso in Umbria e nelle Marche ci sono baraccopoli per i terremoti di molti anni fa". Invece nelle Marche, a Natale 1997, tre mesi dopo la prima scossa, le tendopoli erano già sparite. Le persone erano ospitate in prefabbricati, moduli abitativi, sistemazioni autonome, con il contributo pubblico. Poi sono arrivate le casette di legno, con le risorse dell'edilizia residenziale pubblica. Dopo 5 anni, il 70% delle abitazioni principali era stato ristrutturato. Per il rimanente 30% i lavori erano in corso. 

Per questo, Spacca oggi ha inviato una lettera a Berlusconi: per "ricordarLe che dopo meno di un mese dalla scossa iniziale del 26 settembre 1997 - si legge - un primo gruppo di famiglie con la casa non agibile veniva alloggiato in prefabbricati realizzati in muratura e quindi del tutto simili alle normali abitazioni". Insieme alla lettera, è partita stamattina, alla volta di Palazzo Chigi, la monografia Regione Marche 1997-2007. Dieci anni spesi bene. Il coraggio di ricominciare, realizzata per i tipi della Electa-Mondadori, pubblicata in occasione del decennale del sisma e consegnata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 

Non è un caso, sottolinea, Spacca, "che il Dipartimento della Protezione civile abbia da subito assegnato un ruolo fondamentale di coordinamento alla Protezione civile marchigiana, presente all'Aquila poche ore dopo la prima scossa. Chiedere a Bertolaso per credere". 

Quanto al 1997, "altrettanto tempestativamente - si legge nella lettera inviata a Berlusconi - mentre si provvedeva alla decorosa sistemazione di tutti i terremotati, venivano rimosse le macerie, effettuati i puntellamenti e posizionati teloni sui tetti danneggiati per evitare che la pioggia aggravasse i danni". "Non ci piace - scrive Spacca - che si promuovano competizioni su chi sia il più bravo nelle disgrazie. E' irriverente nei confronti delle persone decedute e di tutti quelli che saranno costretti a vivere ancora, per molti mesi, nelle tendopoli". 
(3 giugno 2009)
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martedì 2 giugno 2009

Ancora allagamenti nelle tendopoli

Pioggia, tende inagibili

Teloni inzuppati d’acqua: trasferiti altri sfollati. Il maltempo blocca i lavori all’aeroporto di Preturo. A mollo anche l’ospedale da campo
di Enrico Nardecchia
L’AQUILA. Nella tenda arriva un altro ospite: l’i drovora dei vigili del fuoco. Cinquantuno millimetri di pioggia in 48 ore (fonte Cetemps) mettono in ginocchio le tendopoli della città sparsa. Dopo i 33,4 gradi (lunedì 25 maggio) del caldo record dall’inizio dell’anno, in due giorni sull’Aquila e il suo circondario si sono abbattute piogge insistenti e ininterrotte. Ai 30 millimetri di domenica si sono aggiunti i 21 di ieri. 

LE GRANDI PIOGGE. Come un flagello, l’ennesimo su una città già devastata dal terremoto, il maltempo non ha concesso tregua. Per tutta la giornata di ieri, salvo una breve pausa a metà pomeriggio, per poi riprendere, a sprazzi, fino a sera, la pioggia ha guastato la giornata degli sfollati. Stavolta, oltre agli interventi da parte dei gestori, dei volontari e degli ospiti dei singoli campi, sono state numerosissime le richieste d’intervento al centralino dei vigili del fuoco. Ancora impegnati in città per la messa in sicurezza degli stabili danneggiati e a disposizione della gente per il recupero delle masserizie all’interno delle abitazioni inagibili, i pompieri hanno dovuto sbrogliare alcune situazioni molto pesanti che si sono verificate in diverse zone. I problemi principali al campo di piazza d’Armi, dove i vigili del fuoco sono dovuti intervenire sia di mattina sia di pomeriggio. L’a cqua piovana ha invaso i vialetti tra le tende e in molti casi si è anche infiltrata sotto le brandine bagnando anche i vestiti e le coperte. Allagamenti anche nell’ospedale da campo del San Salvatore dove però gli ambulatori si sono salvati. 

A PIAZZA D’ARMI. Nel campo di accoglienza più grande della città, la nottata e la giornata di ieri sono state senza pace per gli sfollati. Quando hanno visto l’acqua nelle tende, i volontari hanno azionato le loro pompe per tirarla via ma l’operazione non è riuscita del tutto specialmente perché bisognava scaricare una massa d’acqua consistente. Per questo sono stati chiamati i vigili del fuoco, i quali, con due interventi più significativi, hanno liberato le tende facendo defluire l’acqua direttamente nel sistema fognario attraverso delle tubazioni di cui il campo era evidentemente sprovvisto. Ma il problema non si è certo risolto. Infatti gli sfollati, con mezzi di fortuna, tra cui bacinelle e altri contenitori, hanno tolto l’acqua e cercato di mettere in salvo i vestiti e i pochi oggetti personali portati nelle tende. In molti casi la pioggia ha reso impraticabili alcune tende, con conseguente spostamento degli sfollati in altre meno colpite dalla violenza della pioggia. Il drenaggio del terreno non ha funzionato alla perfezione neppure nel campo di Centi Colella, nonostante i lavori effettuati per sollevare le tende.




































































ALL’OSPEDALE. Si è temuto fortemente l’allagamento anche per la nuova ala dell’ospedale San Salvatore, quella riaperta da pochi giorni, e in particolare per le sale operatorie che, tuttavia, ancora non entrano in funzione, ma dove stanno lavorando a pieno ritmo i tecnici che si occupano del ripristino della macchina per la sterilizzazione, che dev’essere revisionata e quindi di nuovo collaudata. Tuttavia, alcune delle tende allestite nell’ospedale da campo si sono allagate. Secondo il manager dell’a zienda sanitaria, Roberto Marzetti, a Pescara per incontri istituzionali, «gli ambulatori, a quanto mi risulta, si sono salvati e gli allagamenti hanno interessato solamente alcune tende che ospitano gli addetti della parte amministrativa». Ieri al pronto soccorso c’è stato un insolito affollamento. «Segno, questo, che gli aquilani stanno lentamente tornando a casa e la cosa va sottolineata come un fatto positivo», dice in conclusione il manager. 

A MONTICCHIO. «Tenda inagibile». Anche le case di tela possono diventare inagibili. Ma senza classificazione. È quello che è capitato ad alcuni ospiti della tendopoli allestita nel campo sportivo di Monticchio. Qui, nonostante l’impegno profuso dagli ospiti e dai volontari per cercare di scavare canali attorno alle tende, l’acqua si è infiltrata lo stesso, tanto che alcune gocciolavano all’interno in quanto ormai inzuppate da diverse ore. Per questo motivo alcune persone hanno preferito dormire in macchina mentre altri hanno rimediato dei camper per passare la notte. Del resto, nelle ore mattutine, il tasso di umidità dell’a ria è stato pari al 92 per cento. La temperatura massima, invece, ha raggiunto i 16,7 gradi alle 16,14. Dopo la nottata insonne, la direzione di comando e controllo della Protezione civile ha smistato, per tutta la giornata di ieri, decine di richieste pervenute dai vari campi. Le difficoltà maggiori nelle aree di accoglienza (e sono la maggior parte) realizzate sull’erba oppure sulla terra battuta dei campi sportivi. A San Gregorio i lavori di canalizzazione effettuati una ventina di giorni fa sono stati messi a dura prova dalla nuova ondata di maltempo. Tuttavia non si sono registrati grossi disagi.


AEROPORTO ALLAGATO. «Correte, si è allagato l’a eroporto». Emergenza anche Preturo, dove sono in corso dei lavori per l’adeguamento dello scalo alle sopravvenute esigenze del G8, tra cui la realizzazione di strade (una di collegamento diretto con la scuola della Finanza di Coppito) e l’ampliamento della pista. In una delle aree interessate dagli scavi ci sono state consistenti infiltrazioni di acqua piovana, tanto che per gli operai impegnati nell’interramento di alcuni cavi è stato impossibile proseguire. A quel punto è scattata la telefonata ai vigili del fuoco. Problemi anche in alcune delle tendopoli della zona di Preturo, a Villa Sant’ Angelo e a Casentino. Tra gli sfollati della piccola frazione del Comune di Sant’Eusanio Forconese è tornata la grande paura del precedente allagamento. 

BAGNO FRANA. La pioggia ha causato frane di diversa consistenza. Una, in particolare, è stata giudicata di una certa entità e riguarda il territorio di Civita di Bagno dove lo scivolamento di detriti e terriccio ha messo in pericolo anche la circolazione stradale. Anche in questo caso l’intervento dei pompieri è stato tempestivo, ma la situazione viene tenuta sotto stretto controllo in quanto si teme che il fronte possa ulteriormente allargarsi. Timori per gli effetti della pioggia battente anche a Fossa, dove l’abitato è minacciato da una frana. 

RISCHIO NEVE
. Nelle tendopoli allestite nei punti più alti, come quelle di Assergi, Filetto e delle frazioni del territorio comunale di Lucoli, il rischio di nevicate è tornato reale.
(02 giugno 2009)

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sabato 23 maggio 2009

Prove tecniche di militarizzazione del territorio

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Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli

Enti locali esautorati e militarizzazione del territorio, tensioni e senso di abbandono. E l’esecutivo teme per l’ordine pubblico

di Angelo Venti da L’Aquila [ su Left del 15 maggio 2009 ]

La militarizzazione imposta in Abruzzo - a più di un mese dal sisma - rischia di diventare il vero punto debole del governo. Percepita inizialmente come efficienza nel coordinamento dei soccorsi e poi come prevenzione dello sciacallaggio, ora è proprio la crescente militarizzazione a provocare reazioni di dissenso tra gli sfollati. E la preoccupazione aumenta con l’avvicinarsi del G8. Evento di cui si sa poco (gli interventi e le opere previste sono, ovviamente, coperte dal segreto) ma di cui, comunque, si temono gli effetti.

La situazione è sempre più pesante sia a L’Aquila che nelle altre aree colpite dal sisma.

Diversi quartieri e l’intero centro storico del capoluogo, insieme a quelli delle frazioni e dei comuni del circondario, sono stati dichiarati “zone rosse” in cui è impedito l’accesso agli stessi residenti. La notte scatta una sorta di coprifuoco in cui gli unici mezzi in movimento sono quelli di esercito e forze dell’ordine, mentre videocamere ed elicotteri attrezzati con visori notturni, tengono sotto controllo tutto ciò che si muove. Contemporaneamente, alle forze dell’ordine s’impartiscono ordini schizofrenici: si controllano gli scontrini ai venditori di porchetta ma non si vigila sullo smaltimento dei rifiuti, si cerca di impedire ai giornalisti di testimoniare le reali situazione di emergenza e contemporaneamente si abbassa l’attenzione sulla “conservazione” delle prove dei crolli “anomali”.

Intanto, tra le decine di migliaia di sfollati ci si comincia a rendere conto che il primo mese è passato senza che nessun intervento sia stato realizzato per consentire almeno l’accesso nelle “zone rosse”: non solo non sono state rimosse le macerie o messi in sicurezza gli edifici pericolanti ma nelle abitazioni inagibili non sono stati nemmeno svuotati i frigoriferi, con rischi di possibili epidemie.

Con i primi dubbi, si manifestano i malumori dovuti agli ultimi provvedimenti presi nelle tendopoli gestite dalla Protezione civile. Da una settimana, agli sfollati sono stati imposti braccialetti e tesserini di riconoscimento da esibire a ogni accesso. L’erogazione del servizio mensa ai terremotati degli accampamenti autogestiti è stata sospesa, come è successo a Paganica o Civita di Bagno.
In una tendopoli de L’Aquila, il servizio è stato negato ai vigili del fuoco che protestavano per la fila eccessiva.
Non si tratta di circolari ufficiali della Protezione civile. A decidere il giro di vite sono i singoli capi campo che a ogni avvicendamento reinterpretano i regolamenti in maniera più o meno rigida, fino al punto di sfiorare il libero arbitrio: in alcune tendopoli, come a Fossa, alcuni residenti sono costretti a ridiscutere il diritto a una tenda a ogni cambio del capo di turno, che impone un’applicazione burocratica delle direttive.
In questo clima, molte associazioni di volontariato disertano i magazzini della Protezione civile, preferendo distribuire gli aiuti direttamente agli sfollati degli accampamenti spontanei.

Gli abruzzesi stanno lentamente uscendo dal trauma emotivo causato dal terremoto e cominciano a rendersi conto della situazione in cui sono precipitati. Rimane la paura delle scosse che non si fermano ma aumenta la consapevolezza del futuro che li attende, e non ci stanno.
Gli enti locali, esautorati di ogni potere reale, cominciano a reagire e tentano di rompere il muro di silenzio e di far sentire la loro voce critica.
Nascono anche i comitati spontanei: prima quelli creati da gruppi di studenti, professionisti, insegnanti, artisti e associazioni culturali, sportive o di categoria, ora
quelli nei singoli paesi o tendopoli. E la prima richiesta è quella dell’informazione.
Sarà un caso, ma è stata interrotta da alcuni giorni la distribuzione gratuita dei principali quotidiani nelle tendopoli e le edicole aperte in tutto il territorio si contano sulle dita di una mano.

Per ognuno di essi un solo comune denominatore: autorganizzarsi per rivendicare i diritti elementari di cittadinanza. Le rivendicazioni sono numerose: critica serrata al decreto del governo; rifiuto della militarizzazione del territorio; lotta allo smembramento dell’università e al trasferimento delle sedi istituzionali in altri territori; diritto dei cittadini a decidere i modi e i tempi della ricostruzione; ripresa dell’economia locale; garanzie contro le infiltrazioni della criminalità organizzata; difesa del territorio e dell’ambiente; recupero di monumenti, centri storici e opere d’arte. La progressiva sospensione dello Stato di diritto ha creato numerosi problemi alla società civile.
Ma quello che ora preoccupa il governo è che si verifichi una saldatura tra le rivendicazioni degli enti locali e quelle dei comitati spontanei. In questo quadro, i comportamenti muscolari della Protezione civile vengono letti anche come segnali di nervosismo.

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Tendopoli: caldo, malori e disagi

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Caldo, malori e proteste

Due donne svenute, ressa per i condizionatori
di Enrico Nardecchia

L’AQUILA
. Malori, difficoltà a respirare, anziani allo stremo e condizionatori che «chi li ha visti?». E giovedì e venerdì allerta caldo. La Protezione civile dirama un bollettino che non promette nulla di buono per gli sfollati delle tendopoli aquilane. Ieri in città si è registrata una temperatura massima di 28,4 gradi alle 15,56 (fonte Cetemps). 

L’ALLERTA. Per oggi e domani anche L’Aquila sarà interessata da un picco di caldo senza precedenti, considerato che si tratta pur sempre del mese di maggio. L’allarme interessa anche le zone dell’A ppennino. La calura rischia di amplificare i suoi effetti sotto le tende, dove in questi giorni si possono registrare delle temperature anche fino a 40 gradi. Le consuete raccomandazioni da parte della Protezione civile, e cioè quella di bere molto, di non uscire di casa nelle ore più calde della giornata, di limitare le occupazioni quotidiane e di riposare, suonano come una beffa per gli sfollati nelle tende, che in molti casi hanno poche alternative. Per questo motivo, tra gli aquilani rimasti senza casa a causa del terremoto sta montando un certo malumore anche e soprattutto a causa della mancata consegna, in molte delle tendopoli allestite in città e nel circondario, dei condizionatori. Proteste arrivano da Paganica, da Bazzano, da Pile e da Casentino. 

La consegna dei preziosi elettrodomestici è stata avviata già la scorsa settimana in alcune delle tendopoli più grandi, come quella del parcheggio del Globo e quella di piazza d’Armi, ma in certi casi, come ad esempio per Coppito, anche campi più piccoli sono stati riforniti nei tempi previsti. Poi la consegna ha avuto uno stop e questo ha provocato la protesta da parte delle persone ospitate nelle zone periferiche. Due giorni fa il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha promesso l’arrivo di 5mila condizionatori (la Protezione civile aveva parlato di 3mila): «Uno per ogni tenda». 

«MIA MOGLIE STA MALE». Francesco, uno sfollato della tendopoli numero 4 di Paganica, è disperato. «Mia moglie sta male. Ha la febbre a 38 gradi da diversi giorni e io non so cosa fare. Il medico mi dice di tenerla in un luogo fresco ma io e lei, adesso, stiamo in una tenda che alle 10 del mattino è già diventata un forno. Sotto questa plastica si arriva anche fino a 40-45 gradi. Una situazione assurda della quale non sembra interessarsi nessuno. Forse Berlusconi, quando parlava dei condizionatori in arrivo, si riferiva a qualche altro campo. Dovrebbe venire qui a Paganica, campo 4, per vedere che stiamo messi davvero male. I condizionatori non li abbiamo visti nemmeno da lontano e qui dentro si fa fatica a sopravvivere. Vorrei fare qualcosa ma non so a chi rivolgermi. L’u nica speranza è che rallenti un po’ questa botta di caldo che ci è arrivata addosso all’improvviso, dopo le piogge e gli allagamenti». Insomma, un’altra piaga sugli sfollati. 

PROTESTE AI COM. Nei centri operativi misti stanno affluendo, in queste ore, una valanga di proteste legate alle modalità per la distribuzione e la consegna dei condizionatori d’aria. È la disparità di trattamento tra campo e campo a scatenare le maggiori proteste. A chiedere spiegazioni sono anche alcuni dei responsabili dei campi, i quali non fanno altro che riportare ai dirigenti le lamentele che si registrano tra le tende. Lamentele che sono diventate ormai quotidiane. Insomma, nei campi, dove il clima non è come quello dei primi giorni dopo la tragedia, si rischia di accendere discussioni anche per i condizionatori. Un rimedio, questo, che non viene condiviso da una parte della popolazione, quella più avanti con l’età, che teme ulteriori problemi di salute derivanti dai bruschi sbalzi di temperatura. Secondo quanto riferito da alcuni gestori dei campi, il meccanismo di reperimento e di consegna di questi apparecchi sta facendo registrare evidenti disfunzioni.

MALORI A COPPITO. Due donne, ieri mattina, hanno accusato malori riconducibili al gran caldo e si sono riprese soltanto dopo essere state soccorse. I due svenimenti sono stati registrati a Coppito nelle vicinanze dell’università. Nel primo caso, una donna che attendeva di essere visitata nell’ambulatorio allestito in un camper ha avuto un colpo di calore mentre nel secondo una ragazza che stava attendendo alcune amiche nel blocco di Scienze ha chiesto aiuto ed è stata soccorsa. I malori hanno subìto un incremento negli ultimi giorni proprio a causa delle elevate temperature. In tutti i campi ci sono presìdi sanitari che intervengono immediatamente ed evitano, a chi si sente male, di dover raggiungere le tende dell’ospedale da campo allestito nei parcheggi del «San Salvatore». Tuttavia, in certi casi, quelli considerati più gravi, è stato richiesto anche l’intervento degli equipaggi del 118. La maggior parte delle persone colpite dai malesseri ha più di 65 anni e soffre di patologie tipiche dell’età.

DISAGI A BAZZANO. Situazione in ebollizione anche nella tendopoli di Bazzano, dove l’altra sera sono intervenuti i carabinieri per sedare una lite tra alcuni ospiti e la Protezione civile. Tra le contestazioni mosse da alcuni cittadini il fatto che, nonostante ci sia un gran caldo nelle tende, ancora non si sono visti i condizionatori. Inoltre ci sono state delle critiche in quanto alcuni sfollati ospiti del campo preferiscono consumare i pasti non nel tendone appositamente predisposto ma sotto alcuni mini-gazebo allestiti in maniera autonoma. Iniziativa, questa, che non è stata gradita da coloro che gestiscono il campo. 

Tuttavia, alcuni ospiti hanno fatto notare che alla base della decisione di non pranzare più in comunità ci sarebbero delle asserite carenze di igiene e di pulizia sui tavoli, cosa che avrebbe spinto verso altre scelte. Ci sono inoltre problemi per i bagni chimici maleodoranti mentre le docce sono lontane dalle tende e spesso manca l’acqua calda. «Chi, come molti di noi, ha perso tutto», dicono alcuni sfollati del campo di Bazzano, «si aspetterebbe un trattamento più comprensivo». «Tramite mie conoscenze a Roma», racconta un altro ospite della stessa tendopoli, «sono riuscito a far spedire molte stufette adatte per la sera, quando fa freddo. Finora, però, non sono state distribuite e mi auguro che si provveda presto».
(21 maggio 2009)