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domenica 21 giugno 2009

Miss Tendopoli


miss-abruzzodi Doriana Goracci

Lo saprete anche voi, ne sono certa, che c'è stato un corteo a Montecitorio di attendati abruzzesi, con cartelli molto gustosi. Ma non so quali vi hanno fatto vedere in televisione ("Berlusconi facci sognare, crepa", "via Bertolaso,la ricostruzione agli abruzzesi", "non atTENDEremo più", "Aquilani espropriati, 2 volte terremotati", "Berlusco' non te fa revedè all'Aquila", "verba volant sisma manent").





miss_tendaLo saprete anche voi che Lui ormai sorvola come a Coppito dove arriva alla caserma planando da un elicottero, anticipato dalla contestazione da parte degli operai in mobilità della Transcom e dagli sfollati che avevano manifestato a Roma.

Ma poi una donna che racconta, la si trova sempre, spesso è Luigia dall'Abruzzo, per una rete di soccorso popolare,che scrive: «...La militarizzazione è sempre più imponente, posti di blocco ovunque. Terreni prima coltivati a grano sono stati espropriati per ampliare l'aeroporto, per costruire una superstrada in funzione del G8, per costruire una trentina di case destinate ad alloggiare le delegazioni del G8 (per l'occasione Berlusconi ha stipulato commesse con i migliori mobilieri italiani: "solo mobili di pregio per gli 8 grandi!") Per questo maledetto G8 spenderanno più di 400 milioni di euro. Per i terremotati invece niente, gli tolgono caffè e alcolici per evitare che si innervosiscano e li finiscono di intontire con le messe. Ma si sa, anche gli sfollati sono fatti di carne e l'occhio vuole la sua parte, così dopo i clown, gli spettacoli folkloristici e gli strizzacervelli hanno fatto un'altra bella pensata per "allietare" la loro prigionia: il concorso di bellezza "Miss tendopoli Abruzzo".»

Tutto vero ma forse questo non lo sapete: il concorso ci sarà il 21 giugno, come riporta il Giornale:«Tra le file per il bagno e alla mensa e il caldo che fa bollire le tende nonostante i condizionatori, ci si iscrive alla gara, con l’entusiasmo delle cose nuove. “Una simpatica iniziativa - riprende Durastante -. È l'elezione della miss, con sfilata in passerella alla tendopoli di Pile, quella dove c'è ‘Globo’, è fissata per il 21 giugno”».
«E speriamo - è la conclusione - che presto potremo lasciare il posto ai parrucchieri del luogo. Ci auguriamo di ripassare loro il testimone nel più breve tempo possibile»

C'è anche un’altra Miss che scrive, è Miss Kappa: «Il terremoto, la protesta, la rabbia... L'imperatore ci ha semplicemente sorvolati in elicottero. Non lo abbiamo intercettato. Non è sceso fra la gente che voleva porgergli delle domande. Che voleva sapere dove fossero finite le sue promesse. In compenso, abbiamo dovuto subire il sarcasmo, gli sberleffi e anche gli insulti delle forze dell'ordine, rivolti col ghigno sulle labbra. "Poveri sciocchi, ma davvero pensate che passi di qui? Siete patetici". Questo il succo, edulcorato, delle parole che ci siamo sentiti dire. Ecco lo stato delle cose. Ma non ci fermeremo. Siamo soli, siamo pochi per ora,ché tanti hanno paura e sono sfiancati, ma andremo avanti. Li aspettiamo tutti al G8...»
abruzzo01
C'è anche chi li aspetta mobilitandosi contro il summit dei Ministri degli esteri del G8Trieste tra il 25 e il 27 giugno.

Molte, moltissime donne sono nate prima e durante e dopo la colonizzazione, e l'hanno raccontata. Ho iniziato da un po' ad ascoltarle, sono quelle brutte sporche e cattive e sopratutto invisibili, o meglio , poco gradevoli in Tv e ai concorsi,non vi partecipano, sia pure ad una giuria.


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fonte: www.megachip.info

martedì 16 giugno 2009

Una lettera dalla "città laboratorio"


Cara Redazione (del giornale on-line INFORMARE)

sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

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giovedì 11 giugno 2009

No alle modifiche al Decreto Abruzzo

Ricostruzione, mancano i soldi

No alle modifiche al Decreto Abruzzo, respinte anche quelle preannunciate dal Premier. Niente contributi per le seconde case e gli enti pubblici
di Roberto Raschiatore
L’AQUILA. Una ricostruzione con pochi soldi e parecchia delusione. Perché la protesta che dalle piazze dell’Aquila e Sulmona si è spostata in parlamento ha prodotto più promesse che concretezza. Gli emendamenti al Decreto Abruzzo sono stati bocciati dall’VIII commissione ambiente della Camera presieduta dal leghista Angelo Alessandri. Il Decreto resta quello approvato dal Senato. Per i correttivi chiesti - a cominciare dai rimborsi per ricostruire le seconde case - «mancano altre coperture finanziarie».

LE RICHIESTE. Sono quelle rinnovate ieri pomeriggio nel corso dell’audizione alla Camera. La commissione, dalle 15 alle 17, ha ascoltato il presidente della Regione, Gianni Chiodi, la presidente della Provincia, Stefania Pezzopane, i sindaci dell’Aquila, Massimo Cialente, di Sulmona, Fabio Federico, e di Villa Sant’Angelo, Pierluigi Biondi. Richieste per apportare modifiche al Decreto Abruzzo che lunedì e martedì prossimi sarà in Aula, prima per la discussione e poi per il via libera finale.

I 5 PUNTI. Erano cinque quelli “irrinunciabili” secondo gli amministratori locali. Il rimborso totale per la ricostruzione di tutte le abitazioni, comprese le seconde case nei centri storici. Una maggiore copertura finanziaria della Zona franca urbana (attualmente è di 45 milioni di euro, in quattro anni). Più fondi e norme specifiche per la ricostruzione del patrimonio artistico e culturale. Compensare i mancati introiti fiscali degli enti locali e garanzie per gli espropri dei terreni sui quali dovranno essere costruite le case antisismiche. Ai cinque punti “irrinunciabili” se ne sono aggiunti altri. A cominciare dall’ ampliamento del «cratere» a 14 comuni della Valle Peligna. Per proseguire con la proroga per pagare i debiti della sanità abruzzese e la revoca del commissario Gino Redigolo, lo spostamento delle farmacie del centro storico dell’Aquila, il blocco del pagamento delle bollette arretrate per gli sfollati.

TUTTE BOCCIATURE. Sono arrivate in serata, dopo l’a udizione degli amministratori abruzzesi. La commissione ambiente della Camera ha deciso di non apportare modifiche al Decreto Abruzzo approvato dal Senato il 21 maggio. Decreto che prevede, tra l’altro, benefici per cittadini e imprese nei 49 comuni del «cratere», contributi a fondo perduto del 100% per la prima casa dei residenti, contributi integrali per la ristrutturazione della prima casa, fondi per le micro-ristrutturazioni (massimo 10mila euro), finanziamento di 750 milioni per la costruzione delle casette antisismiche.

GLI IMPEGNI DEL PREMIER. Eppure Silvio Berlusconi, durante la sua tredicesima visita all’Aquila, aveva preso impegni precisi, dicendo sì al rimborso totale per ricostruire anche le seconde case dei centri storici e sì alle coperture finanziarie per gli enti pubblici.

E I BENEFICI FISCALI? Resta il punto di domanda anche sulla questione che ha gettato benzina sul fuoco nelle ultime ore, spingendo in piazza 1500 cittadini di Sulmona. Un’ordinanza firmata dal premier Berlusconi ha infatti revocato i benefici fiscali in provincia dell’Aquila. «Su questo punto», ha spiegato il sindaco Federico al ritorno da Roma, «abbiamo ricevuto impegni. Si sta pensando a una soluzione per ristabilire i benefici fino a novembre». Una conferma in tal senso è arrivata anche dal presidente Chiodi: «Stiamo lavorando, insieme a Bertolaso, affinché il ministero delle Finanze conceda una proroga fino al 30 novembre». Ma per ora restano le proteste.

DIGIUNO IN PARLAMENTO. Lo sciopero della fame è stato proclamato dal deputato Udc Pierluigi Mantini dopo i no della commissione ambiente. «A staffetta, mi seguiranno altri parlamentari e amministratori locali», ha annunciato Mantini, «il governo sta scherzando con il fuoco. Deve rispettare i patti con gli abruzzesi». Proteste arrivano anche dal parlamentare Giovanni Lolli (Pd). «Ci era stato chiesto di ridurre gli emendamenti e così abbiamo fatto», ha spiegato, «mi sono presentato in commissione con le fotocopie dei giornali che riportavano le promesse di Berlusconi. Mi è stato spiegato che gli emendamenti hanno un costo e che non c’è la copertura finanziaria. La difficoltà del governo è gigantesca. Nelle prossime ore incontreremo le categorie produttive e i sindaci per decidere che cosa fare».

«NO AI GIOCHETTI». Il capo della Protezione civile, che prima dell’audizione ha presentato una relazione di 39 pagine alla commissione ambiente, ha spiegato che eventuali correttivi possono essere apportati da specifiche ordinanze. «Il testo uscito dal Senato permette di fare tutte le attività promesse e previste», ha aggiunto. E sulle proteste: «Sono legittime, ma ognuno deve fare il proprio dovere ed essere molto rigoroso per evitare i giochetti del passato».

CIALENTE SI ARRABBIA. «La ricostruzione non si fa col Gratta e vinci, non servono caramelle e cioccolato come durante la guerra. Servono soldi», ha evidenziato il sindaco dell’Aquila. Che ha invitato la commissione ambiente a visitare il capoluogo d’A bruzzo per capire che cosa è accaduto il 6 aprile. «Se il decreto non cambierà ci arrabbieremo», ha concluso.

(11 giugno 2009)
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giovedì 4 giugno 2009

OFF - Berluscones - TOPIC

Questo il commento del "mio" tabaccaio alla notizia di Berlusconi indagato per abuso d'ufficio in relazione all'uso improprio dei voli di Stato:
"Ch'è, ora un Presidente non può fare neanche quello che vuole?"
E non era una battuta!
E non è neanche una voce isolata!
Che vuol dire, secondo me, che tanti italiani invocano a gran voce la dittatura.

mercoledì 3 giugno 2009

Eppure c'è qualcuno che risponde alle bugie di Berlusconi!

Pochi giorni fa Berlusconi ha detto che nella regione ci sono ancora sfollati dal 1997
Il governatore Spacca: "A meno di un mese c'erano già i prefabbricati in muratura"

Sisma, le Marche rispondono al premier
"Ma quali baraccopoli, siamo un modello"

Inviato a Palazzo Chigi un volume che raccoglie le immagini del "prima e dopo"
"Basta promuovere competizioni su chi sia il più bravo nelle disgrazie"


Sisma, le Marche rispondono al premier "Ma quali baraccopoli, siamo un modello"Grassetto

La copertina del volume
che raccoglie le foto
della ricostruzione

ROMA - "Caro presidente, noi marchigiani non amiamo sbandierare ciò che facciamo. Il rispetto per le tante persone che stanno vivendo con compostezza questa drammatica situazione mi ha spinto finora a evitare qualsiasi forma di polemica. Ma dato il ripetersi di pronunciamenti che riferiscono circostanze e valutazioni assolutamente non vere, sono costretto a intervenire, nella speranza che si possa ristabilire la verità e soprattutto contribuire a individuare soluzioni rapide ed efficaci per consentire anche alla popolazione dell'Abruzzo di recuperare una dignitosa condizione di vita". 

Non sono piaciute, al presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, le parole di Silvio Berlusconi sulla ricostruzione nelle Marche dopo il terremoto del 1997. Il 30 maggio, il presidente del Consiglio ha annunciato di nuovo la consegna, entro il 15 settembre, delle case per tremila sfollati dell'Abruzzo e ha aggiunto:
"Pensate che ancora adesso in Umbria e nelle Marche ci sono baraccopoli per i terremoti di molti anni fa". Invece nelle Marche, a Natale 1997, tre mesi dopo la prima scossa, le tendopoli erano già sparite. Le persone erano ospitate in prefabbricati, moduli abitativi, sistemazioni autonome, con il contributo pubblico. Poi sono arrivate le casette di legno, con le risorse dell'edilizia residenziale pubblica. Dopo 5 anni, il 70% delle abitazioni principali era stato ristrutturato. Per il rimanente 30% i lavori erano in corso. 

Per questo, Spacca oggi ha inviato una lettera a Berlusconi: per "ricordarLe che dopo meno di un mese dalla scossa iniziale del 26 settembre 1997 - si legge - un primo gruppo di famiglie con la casa non agibile veniva alloggiato in prefabbricati realizzati in muratura e quindi del tutto simili alle normali abitazioni". Insieme alla lettera, è partita stamattina, alla volta di Palazzo Chigi, la monografia Regione Marche 1997-2007. Dieci anni spesi bene. Il coraggio di ricominciare, realizzata per i tipi della Electa-Mondadori, pubblicata in occasione del decennale del sisma e consegnata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 

Non è un caso, sottolinea, Spacca, "che il Dipartimento della Protezione civile abbia da subito assegnato un ruolo fondamentale di coordinamento alla Protezione civile marchigiana, presente all'Aquila poche ore dopo la prima scossa. Chiedere a Bertolaso per credere". 

Quanto al 1997, "altrettanto tempestativamente - si legge nella lettera inviata a Berlusconi - mentre si provvedeva alla decorosa sistemazione di tutti i terremotati, venivano rimosse le macerie, effettuati i puntellamenti e posizionati teloni sui tetti danneggiati per evitare che la pioggia aggravasse i danni". "Non ci piace - scrive Spacca - che si promuovano competizioni su chi sia il più bravo nelle disgrazie. E' irriverente nei confronti delle persone decedute e di tutti quelli che saranno costretti a vivere ancora, per molti mesi, nelle tendopoli". 
(3 giugno 2009)
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venerdì 29 maggio 2009

OFF TOPIC (ma non tanto)

L'harem di Berlusconi

di Peter Gomez e Marco Lillo
Jet privati, gioielli in regalo, gettone di presenza e shopping offerto. Così 50 ragazze sono state radunate per il Capodanno di Villa Certosa. Dove il Cavaliere le ha intrattenute tra politica, canti e balli
 
Noemi Letizia
Prima la visita guidata alle meraviglie segrete della tenuta: l'anfiteatro dei cactus, le migliaia di hibiscus, il lago delle palme, le 85 diverse erbe officinali dell'orto della Salute. Poi il pranzo in pizzeria, quella interna al parco, s'intende, allietato dalla chitarra di Apicella. Dopo il pranzo ecco il "corso di politica",in attesa di potersi sfogare con lo shopping, a spese del padrone di casa, nei centri commerciali della costa. Quindi, a chiudere, tradizionale cenone con tanto di fuochi di artificio. 


ASCOLTA: L'intercettazione della telefonata Berlusconi- Evelina Manna 

Quando, la mattina del 31 dicembre 2007, Silvio Berlusconi in persona aveva illustrato alle sue ospiti, arrivate da Roma e Milano con voli privati, quello che sarebbe stato il programma della giornata, tra le 50 ragazze presenti è partito l'applauso. Come in un sogno alla "pretty woman" l'uomo più potente e ricco d'Italia stava invitando quell'eterogeneo gruppo di veline, attricette, ragazze immagine e hostess, ad abbeverarsi alla sua scienza, a mangiare alla sua tavola e a far compere attingendo direttamente dal suo portafoglio. Cose da Mille e una notte. O se preferite da Sultano. Ecco, se si vuole davvero capire perché Veronica Lario, annunciando il suo divorzio, parlasse di "divertimento dell'imperatore", di "vergini che si offrono al drago" e di un paese che "per una strana alchimia" permette tutto al suo capo, si può partire da qui. Dai racconti sull'ultimo dell'anno 2007 a villa La Certosa, registrati da "L'espresso" dietro garanzia di anonimato, e da quelli sulla corte di giovani donne di cui si circonda il Cavaliere. 

Ragazze tra i venti e i trent'anni, in mezzo alle quali - è accaduto, cinque mesi fa, per il Capodanno 2009 - si ritrovano a volte anche minorenni, come la pupilla del premier Noemi Letizia e la sua amica del cuore, Roberta. Con loro Berlusconi dà il meglio di sé. Fa battute, si spreca in gentilezze e galanterie. A ognuna consegna un kit di doni: due braccialetti in onice a forma di tartaruga (simbolo di villa Certosa) per caviglie e braccia; un anello d'argento; il ciondolo a forma di farfalla, segno ormai nemmeno troppo segreto delle amiche del premier; un anello e un sottile braccialetto d'oro. Tutti monili estratti da un sacchetto che il Cavaliere fa tintinnare.


Lo spirito è a metà tra il goliardico e la riunione da villaggio vacanze. Le ragazze ridono e si divertono. Per parecchie di loro è un lavoro. 
Tra le 50 ospiti di villa La Certosa, almeno una ventina hanno garantita una sorta di diaria da 1.500 euro al giorno. Per tutte poi, prima della notte di Capodanno, è stata organizzata una visita agli shopping center della zona dove gli uomini della sicurezza del leader del Pdl coprono le spese delle ospiti fino a 2 mila euro. Infine, una volta rientrate a Punta Lada, le ragazze si dividono a gruppi di cinque nelle varie dépendance, mentre le ospiti più vicine al premier sono alloggiate nella tenuta di Paolo Berlusconi, in quei giorni assente. Nei racconti raccolti da "L'espresso" più che i particolari sulla festa, con i bagni nella piscina riscaldata, i balli e l'ovvio trenino finale, colpisce comunque la descrizione delle ore precedenti. 

Nel pomeriggio infatti, come in un'anticipazione dei corsi tenuti a Palazzo Grazioli per selezionare le candidature alle europee, Berlusconi ha illustrato per due ore alle sue ospiti i segreti della politica. Eravamo quasi alla vigilia della caduta del governo Prodi. Il Cavaliere, però, ricorda una testimone, se l'è presa anche con l'allora leader di An, Gianfranco Fini. Ma da chi era composta in quei giorni la corte del premier? Le fonti sono concordi nell'indicare tra i presenti il cantante Mariano Apicella, il produttore di fiction Guido De Angelis, l'attrice Camilla Ferranti, le gemelle Ferrera, già meteorine del tg di Emilio Fede, la numero uno del reality trash "Un, due, tre... stalla" Imma Di Ninni, una ex del "Grande Fratello" e due vincitrici del concorso di miss Albania in Italia.


A ben vedere nulla di sorprendente se si pensa che Berlusconi, prima di scendere in campo, è stato un tycoon del piccolo schermo abituato a festeggiare il Capodanno in ampia compagnia, comprese le maggiorate del "Drive In", programma cult degli anni '80. Solo che oggi il Cavaliere non è più un impresario tv. È un capo di governo e il fatto d'ospitare per giorni belle ventenni per allietare le sue ore da ultrasettantenne, di invitarle a cena o di frequentarle a Roma, diventa un problema politico. Di sicurezza. E organizzativo. Per accorgersene basta poco. Basta rileggere le intercettazioni del caso Saccà che raccontano come la corte del premier sia impegnata a sistemare le sue ragazze e a impedire che la cosa si sappia in giro.

Il 4 novembre 2007 il leader del Pdl affida a Guido De Angelis il compito di trovare una parte per cinque attrici a lui care. Due giorni dopo Berlusconi accompagna l'amico produttore da suo figlio Piersilvio, chiedendo di farlo lavorare con Mediaset. Piersilvio però non la prende bene. Tanto che non appena il padre e De Angelis se ne vanno, si lamenta con Valentino Valentini, deputato e segretario personale del premier. È proprio Valentini a raccontarlo a De Angelis: "L'operazione non è stata indolore, Piersilvio ha capito tutto, ovviamente. Tu sei la punta di un iceberg di una situazione molto delicata. Io gli ho spiegato: Guido è una persona giusta e corretta anche per gestire delle situazioni delicate. E per voi è in outsourcing. Ma lui (Piersilvio, ndr) ha accettato a malincuore". Subito dopo De Angelis ne parla a Rosanna Mani, condirettore di "Sorrisi e Canzoni", da trent'anni al fianco del Cavaliere. E lei commenta: "Valentino dice che Piersilvio è geloso perché sa che lui (Silvio, ndr) ti chiede i favori. Ma è meglio che li chiede a te, così si limitano i danni. Piuttosto che le vada a chiedere a destra e a manca facendo la figura del cretino". 

Per far numero alle feste non bastano però le aspiranti starlette della tv. A volte bisogna ricorrere alle ragazze immagine, quelle che ballano a pagamento nelle discoteche. Per il Capodanno 2008 alcune delle ospiti di Berlusconi, stando alle testimonianze, vengono contattate da Sabina Began, una bellissima modella slavo-tedesca soprannominata "l'Ape regina" nelle cronache mondane della capitale. La Began, che si è rifiutata di rispondere alle domande de "L'espresso", è molto legata al Cavaliere. 

Le pagine di un giornale vicino al centrodestra come "il Tempo" raccontano che in occasione della vittoria elettorale alle politiche 2008, la modella era tra gli ospiti di Palazzo Grazioli e che Berlusconi la teneva sulle ginocchia cantando "Malafemmina" e scherzando diceva: "Se qualcuno mi facesse ora una foto, varrebbe 100 mila euro». Un anno dopo ancora "il Tempo" scrive: "Sabina Began sfoggia un nuovo tatuaggio sulla caviglia. Una farfalla circondata dalla frase: "L'incontro che ha cambiato la mia vita: S. B.". Che sono le sue iniziali, ma non solo». Anche Sabina fa in qualche modo parte della scuderia di De Angelis.

La Guardia di finanza durante una perquisizione negli uffici del produttore ha trovato il suo nome in un elenco di cinque attrici, tra cui le amiche del premier Elena Russo, Evelina Manna e Camilla Ferranti, segnalate a De Angelis da Mediaset. E lei, dopo aver ottenuto una parte nel film tv "Il falco e la colomba", prodotto da De Angelis, oggi lavora con continuità. Sono lontani i tempi in cui la bella modella era costretta a vivere nella stanza di un affittacamere nei pressi di Montecitorio. Una casa dove allora abitava anche Elvira Savino, 32 anni, amica della Began e oggi neodeputata del Pdl, dopo essere stata inserita nelle liste elettorali del 2008 su indicazione diretta del Cavaliere che è stato anche suo testimone di nozze. "Non è però stata Sabina a presentarmi Berlusconi. Il fatto che vivessimo entrambe lì è solo un caso", assicura l'onorevole Savino. 

Il via vai di belle ragazze per Palazzo Grazioli e villa Certosa, comunque non è una novità: sono del 2002 le foto di Berlusconi che passeggia in Sardegna mano nella mano con la sua assistente Francesca Impiglia e di Pasqua 2008 quelle con le giovani amiche tenute per mano o sedute sulle sue ginocchia. I problemi veri sono invece quelli legati alla sicurezza. In gran parte dovuti alle pretese (economiche e di lavoro) spesso avanzate da chi è entrato in contatto con il premier: la minaccia, più o meno velata, è infatti quella di far esplodere uno scandalo. E a dirlo non sono le indiscrezioni, ma le carte processuali. "L'espresso" ha già pubblicato la telefonata intercettata dalla Procura di Napoli nel 2007 in cui Berlusconi chide con ansia al direttore di Raifiction Agostino Saccà di far lavorare l'attrice Antonella Troise perché "sta diventando pericolosa".



E agli atti dell'indagine archiviata su Berlusconi (abuso d'ufficio) per il caso di Virginia Sanjust, una bellissima presentatrice tv legata al Cavaliere e sposata con l'agente del Sisde Federico Armati, c'è un'altra registrazione significativa. Lo 007 e la moglie discutono animatamente. Lui è stato appena espulso dai servizi segreti ed è convinto (a torto secondo i giudici) che dietro al suo licenziamento ci sia stato l'intervento di Virginia e del premier. Così le dice a brutto muso: "Racconterò tutti i fatti: (l'invito a) Palazzo Chigi, il pranzo, il braccialetto (che ti ha regalato)? come lo scartavi... Io c'ho tutte le scatole e i certificati di garanzia dei gioielli". E poi chiede alla moglie di andare da Berlusconi e avvertirlo che, se non fosse stato reintegrato, lui avrebbe "rovinato" il Cavaliere.

Siamo alla vigilia delle elezioni del 2006, dopo pochi giorni, fatto rarissimo, Armati è ripreso nei servizi. Mentre Virginia Sanjust, tra i tanti regali ricevuti dal Cavaliere, annovera anche un bonifico di 50 mila euro, effettuato a titolo di "prestito infruttifero", direttamente da un conto corrente del premier. Ma non basta. Perché anche il caso delle ragazze segnalate da Berlusconi al direttore di Raifiction, Agostino Saccà, può essere letto sotto la luce della possibile ricattabilità del premier. E a dirlo è proprio il procuratore aggiunto di Napoli, Paolo Mancuso che, nella lettera con cui nel luglio del 2008 ha trasmesso a Roma per competenza le carte dell'inchiesta, scrive: "Da alcune conversazioni intercettate sull'utenza di Manna Carmela (detta Evelina, ndr) sembrano emergere (e andranno valutate dalla Signoria Vostra quali) condotte riconducibili alla previsione degli articoli 110 e 629 del codice penale (concorso in estorsione, ndr) poste in essere ai danni del predetto onorevole Berlusconi e apparentemente consumate nella città di Roma". 

Mancuso cita quattro telefonate che avrebbero potuto configurare un ricatto ai danni del Cavaliere. In quei colloqui, ora tutti distrutti perché invece ritenuti irrilevanti dai giudici della capitale, l'attrice diceva infatti a Berlusconi che avrebbe fatto una piazzata sotto palazzo Grazioli. Salvo poi placarsi quando lui le garantisce un aiuto sul lavoro. Ma per i magistrati romani quello è soltanto uno sfogo, più che una minaccia. E nella loro richiesta di archiviazione, poi accolta, sostengono che non c'è reato perché le parole e i comportamenti della Manna non erano mai stati in grado di intimorire realmente un uomo come Silvio Berlusconi. L'attrice, contattata da "L'espresso", di questa vicenda non vuole parlare. 

Il 19 febbraio del 2008, del resto, anche davanti ai pm era stata piuttosto evasiva. "Conosco Berlusconi da circa un paio d'anni", ha detto, "e gli sono legata da un rapporto di affetto e di amicizia. Per ragioni personali preferisco non indicare modalità e circostanze della mia conoscenza con lui". Da allora Evelina Manna si è messa in stand by e dal suo nuovo appartamento di via Giulia a Roma, con vista sui tetti del centro, valuta contratti e proposte. Evelina lo ha acquistato il 24 aprile di un anno fa, dopo aver versato, qualche settimana prima, una caparra da 10 mila euro alla vecchia proprietaria. 

Tutto il resto, 950 mila euro, è arrivato invece con assegni circolari appoggiati su un conto corrente della Banca Roma, filiale di Santi Apostoli. Ma se le si chiede come abbia fatto a mettere da parte quel tesoro, taglia corto: "Ora basta. Berlusconi non c'entra niente. Anch'io ho la mia vita privata"
(28 maggio 2009)

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(28 maggio 2009)