Visualizzazione post con etichetta militarizzazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta militarizzazione. Mostra tutti i post

domenica 21 giugno 2009

Miss Tendopoli


miss-abruzzodi Doriana Goracci

Lo saprete anche voi, ne sono certa, che c'è stato un corteo a Montecitorio di attendati abruzzesi, con cartelli molto gustosi. Ma non so quali vi hanno fatto vedere in televisione ("Berlusconi facci sognare, crepa", "via Bertolaso,la ricostruzione agli abruzzesi", "non atTENDEremo più", "Aquilani espropriati, 2 volte terremotati", "Berlusco' non te fa revedè all'Aquila", "verba volant sisma manent").





miss_tendaLo saprete anche voi che Lui ormai sorvola come a Coppito dove arriva alla caserma planando da un elicottero, anticipato dalla contestazione da parte degli operai in mobilità della Transcom e dagli sfollati che avevano manifestato a Roma.

Ma poi una donna che racconta, la si trova sempre, spesso è Luigia dall'Abruzzo, per una rete di soccorso popolare,che scrive: «...La militarizzazione è sempre più imponente, posti di blocco ovunque. Terreni prima coltivati a grano sono stati espropriati per ampliare l'aeroporto, per costruire una superstrada in funzione del G8, per costruire una trentina di case destinate ad alloggiare le delegazioni del G8 (per l'occasione Berlusconi ha stipulato commesse con i migliori mobilieri italiani: "solo mobili di pregio per gli 8 grandi!") Per questo maledetto G8 spenderanno più di 400 milioni di euro. Per i terremotati invece niente, gli tolgono caffè e alcolici per evitare che si innervosiscano e li finiscono di intontire con le messe. Ma si sa, anche gli sfollati sono fatti di carne e l'occhio vuole la sua parte, così dopo i clown, gli spettacoli folkloristici e gli strizzacervelli hanno fatto un'altra bella pensata per "allietare" la loro prigionia: il concorso di bellezza "Miss tendopoli Abruzzo".»

Tutto vero ma forse questo non lo sapete: il concorso ci sarà il 21 giugno, come riporta il Giornale:«Tra le file per il bagno e alla mensa e il caldo che fa bollire le tende nonostante i condizionatori, ci si iscrive alla gara, con l’entusiasmo delle cose nuove. “Una simpatica iniziativa - riprende Durastante -. È l'elezione della miss, con sfilata in passerella alla tendopoli di Pile, quella dove c'è ‘Globo’, è fissata per il 21 giugno”».
«E speriamo - è la conclusione - che presto potremo lasciare il posto ai parrucchieri del luogo. Ci auguriamo di ripassare loro il testimone nel più breve tempo possibile»

C'è anche un’altra Miss che scrive, è Miss Kappa: «Il terremoto, la protesta, la rabbia... L'imperatore ci ha semplicemente sorvolati in elicottero. Non lo abbiamo intercettato. Non è sceso fra la gente che voleva porgergli delle domande. Che voleva sapere dove fossero finite le sue promesse. In compenso, abbiamo dovuto subire il sarcasmo, gli sberleffi e anche gli insulti delle forze dell'ordine, rivolti col ghigno sulle labbra. "Poveri sciocchi, ma davvero pensate che passi di qui? Siete patetici". Questo il succo, edulcorato, delle parole che ci siamo sentiti dire. Ecco lo stato delle cose. Ma non ci fermeremo. Siamo soli, siamo pochi per ora,ché tanti hanno paura e sono sfiancati, ma andremo avanti. Li aspettiamo tutti al G8...»
abruzzo01
C'è anche chi li aspetta mobilitandosi contro il summit dei Ministri degli esteri del G8Trieste tra il 25 e il 27 giugno.

Molte, moltissime donne sono nate prima e durante e dopo la colonizzazione, e l'hanno raccontata. Ho iniziato da un po' ad ascoltarle, sono quelle brutte sporche e cattive e sopratutto invisibili, o meglio , poco gradevoli in Tv e ai concorsi,non vi partecipano, sia pure ad una giuria.


---------------------------------------------------------------------------

fonte: www.megachip.info

martedì 16 giugno 2009

Una lettera dalla "città laboratorio"


Cara Redazione (del giornale on-line INFORMARE)

sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

-----------------------------------------------------------------------------------------------

domenica 31 maggio 2009

Strani fenomeni fisici durante e dopo il terremoto


TERREMOTO DELL’AQUILA: 
QUELLO CHE LE ISTITUZIONI NON DICONO, MA CHE LA GENTE OSSERVA


Di Carla Liberatore 
corrispondente terremotata e sfollata


 18 Aprile 2009


Nella notte del distruttivo sisma del 6 aprile scorso, numerosi testimoni asseriscono di aver visto in cielo, negli attimi seguenti la scossa tellurica, molteplici – per così dire – stelle cadenti. Io stessa essendo con altre persone al sicuro in luoghi all’aperto, intorno alle 5.30 del mattino ho visto quello che potrei definire un meteorite. Mi è passato davanti agli occhi un qualcosa di colore rosso che cadeva come fosse una stella cadente, il fatto strano è però che quest’oggetto emanava una luce rossa con relativa scia dello stesso colore, differentemente alle stelle che normalmente hanno una luce fra il bianco e l’azzurro con una scia della medesima tonalità. Inoltre, sempre negli attimi seguenti la scossa ed in occasione di altre scosse che si sono susseguite, oltre all’odore di gas probabilmente sprigionato da qualche tubatura che si era rotta, ho sentito e condiviso la stessa sensazione con molti dei presenti, un forte odore di zolfo. A giorni di distanza ed ormai tutti sparpagliati in zone fuori dal rischio sismico, molti testimoni con cui sono in contatto mi hanno riferito le stesse identiche impressioni, ossia che anche loro hanno sia visto questi bolidi spaziali in cielo subito dopo la scossa tellurica che ha distrutto la città e sia hanno sentito in quella ed in altre occasioni, dell’odore di zolfo. Ci stiamo dunque coordinando con persone che sono ancora presenti sul luogo al fine di reperire ulteriori testimonianze, ma un fatto sconcertante ancor più di quelli già elencati è relativo alla questione secondo cui questo sisma era stato previsto non solo dall’ormai famoso tecnico Giampaolo Giuliani, ma pare che anche la Protezione Civile fin dal 30 marzo scorso, data in cui si è registrata una scossa di magnitudo Richter pari a 5.0, fosse già in allerta e quindi pronta ad operare soccorsi in tempi brevissimi. Ciò è dimostrato dal fatto che meno di 3 ore dopo dal sisma, le operazioni si soccorso erano già in atto. Qualcuno sapeva ma non è stato detto nulla alla popolazione per non creare allarmismi o crisi di panico. Il fatto è che la popolazione aquilana ha fortunatamente una conoscenza atavica del terremoto, essendo L’Aquila una delle zone più sismiche d’Italia, per cui molte persone hanno divulgato ad amici, parenti e conoscenti quella proverbiale prudenza e buon senso tipico delle popolazioni mature, civili e ben educate, dimostrando così alle istituzioni di essere più maturi di quanto si possa credere e dunque anche degni di avere tutte le notizie, sia pur allarmanti, che si devono in casi di questo genere. A detta di molti anche l’intensità della magnitudo pare sia stata sfalsata poiché la scossa tellurica è stata molto più devastante di quanto si voglia far credere. Addirittura monumenti che erano in piedi da più di 800 anni e che avevano retto già nei secoli precedenti a terremoti quantomeno altrettanto devastanti, stavolta sono crollati non reggendo l’urto tremendo della scossa. Di seguito le ultime testimonianze con relative deduzioni pervenuteci da alcuni residenti del luogo:

“Lo sciame sismico che sta interessando la città di L’Aquila dallo scorso 16 dicembre, pare che non si voglia arrestare. Giungono notizie che le scosse telluriche continuino anche se ad avviso di alcuni abitanti, in questi giorni si sono fatte più lievi e più rade.

Pare che l’ultima scossa di una certa entità si sia verificata lo scorso lunedì di Pasqua con una magnitudo pari a 4.9 su scala Richter. Tale magnitudo farebbe pensare che non si tratti di una vera e propria scossa di assestamento infatti è di pochi giorni fa la nota della Protezione Civile in cui si asseriva che si è ancora in pieno allarme terremoto.

In coordinamento con persone che ancora si trovano nei paraggi dell’Aquila stiamo reperendo informazioni di vario tipo, fra queste ci sono stati segnalati dei fatti secondo cui in località S. Demetrio in una delle estreme periferie Est del capoluogo abruzzese, alcuni caseggiati sono franati e sono stati inghiottiti da delle vere e proprie voragini che si sono aperte nel terreno, ciò farebbe anche pensare che il disastroso moto tellurico dello scorso 6 aprile, abbia in realtà avuto una magnitudo di gran lunga superiore a quella dichiarata ufficialmente di 5.8 gradi Richter. Naturalmente non sappiamo se le voragini in questione che hanno inghiottito le case si siano aperte a causa della scossa del 6 aprile oppure in seguito, a causa di quelle che si sono susseguite. Inoltre, ed è notizia emanata dai media nazionali di qualche giorno fa, sempre nella zona Est di L’Aquila i geologi hanno scoperto una faglia che si è aperta nel terreno e che pare sia lunga qualcosa come 15 km, larga in alcuni punti un metro ed in altri due metri e profonda circa 50 km.

Inoltre  al telegiornale di Rai 2 alle ore 13.00 del 16 aprile, abbiamo visto le immagini del lago di Sinizzo, in località S. Demetrio sempre ad Est della città, il quale lago pare che si stia non solo prosciugando, probabilmente risucchiato da qualche faglia apertasi sotto l’acqua, ma che le bocchette naturali dalle quali scorreva fino a dieci giorni fa dell’acqua sorgiva che lo alimentava, si siano chiuse a causa dei movimenti tellurici. Come se non bastasse intorno a tutto il lago si sono aperte faglie di vario tipo che hanno inevitabilmente fatto franare il terreno, tanto da rendere tutto il perimetro completamente inagibile e vietato alle persone.

Nel pomeriggio di oggi abbiamo ulteriormente reperito notizie da parte di cittadini della zona Ovest e particolarmente: Pizzoli e Campotosto, che riferiscono del fatto che la Guardia Forestale sta operando dei rilevamenti sul terreno in quelle zone, rilevamenti di cui purtroppo la popolazione viene tenuta all’oscuro. L’impressione che ci è stata riferita da questi abitanti dei suddetti luoghi è che potrebbe esserci l’eventualità che nella zona dell’Aquila e quindi intorno a tutto il perimetro della città con posizionamento preciso ancora probabilmente da stabilire, si stia risvegliando un vulcano o che quantomeno ci sia un’attività vulcanica sotterranea sia pur lieve. Ciò spiegherebbe anche l’odore di zolfo avvertito da molti abitanti specialmente a seguito delle scosse più forti.

E’ utile far presente a chi non conosce la zona dell’aquilano, che questa città è ad altissimo rischio sismico e nel quale circondario ci sono una serie di vulcani spenti da centinaia, forse migliaia di anni. Tutto sommato potrebbe non essere una teoria così campata in aria quella di una attività vulcanica.

Il fatto più allarmante in assoluto in tutta questa situazione è che pare che la faglia provocante questi fenomeni tellurici, si stia spostando come epicentro nella zona di Campotosto, nella quale zona non tutti sanno che è presente il secondo lago artificiale più grande d’Europa, il quale lago alimenta una centrale elettrica che manda energia sufficiente a mezza nazione.

Ci auguriamo naturalmente che non succeda nulla di più grave di quanto già sia accaduto, ma spontaneamente ci sorge il dubbio secondo cui se l’epicentro del terremoto si sta realmente spostando in zona Campotosto, la diga relativa al lago artificiale potrebbe subire dei danni, creando verosimilmente notevoli disagi sia alla popolazione aquilana e, dall’altro versante del Gran Sasso, alla popolazione teramana. 

Infine una fra le notizie che sono trapelate una c’è quella relativa al fatto che, non sappiamo bene da quali rilevamenti, il Gran Sasso si sia alzato di qualcosa come 10 centimetri.

L’augurio è che gli organi preposti abbiano una volta tanto la situazione sotto controllo e che non lesinino, come nel caso della scossa del 6 aprile, su informazioni utili non a creare allarmismo, bensì a mettere in guardia le popolazioni quel tanto che basta per salvare tantissime vite prima che accada di nuovo qualcosa di veramente irreparabile”.

Tutti questi elementi messi insieme, oltre a dar da intendere che certe informazioni non sono per tutti ma solo per alcuni, ci fanno trarre varie conclusioni in relazione all’ipotetico avvicinamento di un grosso asteroide alla terra, che da qualche anno punta dritto verso il nostro pianeta. Oppure più semplicemente, è comprensibile che sta di sicuro accadendo qualcosa ma che non ci viene affatto spiegato per qualche misteriosa ragione. Ma il punto è che la gente vuol sapere, capire cosa sta succedendo. Non basta omettere le informazioni al pubblico perché le persone fortunatamente non sono stupide.

 
18 Aprile 2009
Carla Liberatore, corrispondente terremotata e sfollata

 

ULTERIORE RIPROVA CHE I TERREMOTI IN REALTA’ SI POTREBBERO ANCHE PREVEDERE

Nel 1997 il direttore dell'Osservatorio di L'Aquila al Messaggero: «Entro il 2010 forte sisma in Abruzzo: c'è il 70% di probabilità»

ROMA (14 aprile) - Già dodici anni fa, nel 1997, durante il terremoto che colpì a più riprese Umbria e Marche, gli studiosi - basandosi sulle statistiche del passato - indicavano il 70% di probabilità che un forte terremoto potesse scuotere l'Abruzzo entro il 2010. E' quanto affermava il direttore dell'Osservatorio geofisico di L'Aquila, Paolo Palangio, in un'intervista all'edizione abruzzese del Messaggero del 9 ottobre 1997. Di seguito il testo di quell'intervista, firmata da Giancarlo De Risio.

L'AQUILA (9 ottobre 1997) - La scossa s'è avvertita in maniera distinta: prima il tintinnio dei vetri delle finestre, poi un lieve ondeggiare del pavimento. Cinque, sei secondi in tutto. Palangio mostra il sismogramma di qualche ora prima. «E' del terzo grado, forse qualcosa in più- dice, indicando il su e giù del grafico con la punta di una matita-. Ma stavolta l'epicentro è molto più vicino a noi. Tra Fossa e Paganica». 

Paolo Palangio è il direttore dell'Osservatorio di Geofisica del Castello spagnolo all'Aquila. Lo è da dieci anni e più, ed è sotto la sua gestione che s'è sviluppata questa stazione di rilevamento sismico considerata una delle più importanti dei paesi del bacino mediterraneo. Il tavolo, già ingombro di carte, trabocca dei grafici degli ultimi eventi in Umbria e nelle Marche. Decine di ”zone” di carta, in cui si vedono con chiarezza le tracce dei pennini impazziti al tremar della terra. Su quei fogli, zeppi di linee ora dritte ora contorte, sono registrate centinaia di scosse. Poco distante il ticchettio dei congegni ad orologeria dei sei sismografi dell'osservatorio, echeggia un po' sinistro nello stanzone semivuoto. 

L'Abruzzo, come le Marche, l'Umbria, la Sicilia, la Calabria ed altre regioni d'Italia fa parte di quel 45 per cento e passa di territorio nazionale considerato al alto rischio sismico. Nel 1915 il terremoto di Avezzano fece oltre 20.000 vittime. Nel corso dei secoli L'Aquila è stata distrutta più volte da sismi catastrofici d'intensità superiore al decimo grado della scala Mercalli. Per questo, dopo le scosse recenti che hanno portato morte e distruzione in Umbria e nelle Marche, è arrivata anche da noi la grande paura. E anche in Abruzzo si è tornati a parlare sempre più spesso del ”big one”, cioè del ”grande” terremoto, del sisma incombente e distruttivo per eccellenza. 

Ogni area sismica ne ha avuto uno di ”big one”, che, secondo i sismologi, è destinato a ripetersi in maniera ciclica: San Francisco negli Usa nel 1906 (la maggior parte delle case erano di legno e furono distrutte dalle scosse e dagli incendi), Messina 1907, Osaka 1995 per non parlare degli altri terremoti della ”cintura di fuoco” delle zone circumpacifiche. 

E in Abruzzo? Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni? Ma, prima di tutto, è poi vera questa storia del ”big one”, o si tratta soltanto di una teoria? 
«Certo che è vera- dice Palangio -, i sismologi non si sono inventati niente. Dopo un terremoto di grande intensità si hanno le scosse di assestamento che possono durare per un periodo più o meno breve. Poi l'attività sismica scompare e subentra un periodo di quiete che può durare decine o centinaia di anni. Al termine si ha un nuovo terremoto, della medesima intensità. E il ciclo ricomincia. In Abruzzo- continua Palangio - le aree a rischio sono quelle dell'Aquilano e la zona che comprende la Marsica, il Parco Nazionale d'Abruzzo, la zona della Maiella e parte della province di Pescara e di Chieti. L'ultimo grande sisma è stato quello della Marsica nel 1915. Secondo quanto è stato possibile ricostruire dalle cronache dell'epoca, L'Aquila è stata distrutta più volte nel 1400. Un altro evento catastrofico fu quello del 1703 ed ebbe epicentro tra Pizzoli e Campo Felice, con quali effetti ve lo lascio immaginare».
 
Dunque, gli ultimi grandi terremoti sono lontani nel tempo: sono passati 87 anni da quello di Avezzano, 294 anni da quello dell'Aquila.
«Sì - spiega Palangio - sono proprio questi i periodi di latenza dagli ultimi ”big one”. Come testimonia la storia sismica dei territori interessati, i tempi di stasi nell'Aquilano sono molto lunghi, durano infatti 250-300 anni. Molto più brevi risultano invece quelli riguardanti i terremoti marsicani, anche se una divisione netta è soltanto teorica perché un evento nella Marsica è avvertito nell'altro comprensorio sia pure con intensità minore, e viceversa». 

Sì ma quando arriverà il prossimo ”big one”?
Palangio prende un libretto dallo scaffale, lo sfoglia e legge: «Ecco le statistiche dicono che entro il 2010 c'è il 70 per cento delle probabilità di avere nella zona compresa tra l'Aquilano, la Marsica e l'Alto Sangro, un altro evento catastrofico. Se poi andiamo avanti negli anni e arriviamo al 2070, le probabilità di avere il ”big one” salgono al 100 per cento». 

Dunque nei prossimi ottant'anni ci sarà un momento in cui la terrà tremerà come nel 1400 o nel 1703 o nel 1915, solo che gli effetti non saranno distruttivi come in passato perché l'edilizia abitativa è molto migliorata e perché si è cominciato a fare prevenzione. Basti pensare che nei secoli andati le case, soprattutto le più povere, erano quelle che erano: costruite con materiali poco resistenti e inadatti. Bastava una scossa anche attorno al settimo, ottavo grado della scala Mercalli per avere effetti distruttivi. Del resto basta guardare alle conseguenze degli ultimi terremoti in Alto Sangro e nell'Aquilano nel 1980 e nel 1984. 

«Sì, la prevenzione - conclude Palangio - è l'unica strada da seguire. Prevedere un terremoto non è ancora possibile, ma attutirne,anche di molto, gli effetti questo sì. Prevenire vuol dire costruire stabili rigorosamente antisismici, gli unici in grado di resistere a scosse anche violente. E' una regola che non va disattesa se si vuole che non si ripeta quanto è accaduto in Irpinia dove costruzioni in cemento armato, fatte male, sono venute giù come castelli di carta. Ma prevenire vuol dire anche una popolazione più consapevole, che si è preparata per un evento del genere, e che quindi non si faccia prendere dal panico che può fare più vittime del terremoto stesso».

------------------------------------------------------------------------------

fonte: http://www.dnamagazine.it/terremoto-aquila.html

fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/05/terremoto-dellaquila-quello-che-le.html


domenica 24 maggio 2009

Anna e il suo blog

Anna è una donna aquilana. Ha vissuto in prima persona il terremoto e le sue conseguenze.
Ha un blog, interessantissimo, dove racconta la sua vita da terremotata, le sue passioni, le sue speranze. 
E qui sotto uno dei suoi ultimi post.


SABATO 23 MAGGIO 2009

Piccole cose

Che dire? Posso raccontarvi solo piccole cose, cose del mio quotidiano. Mi sono dedicata, negli ultimi due giorni, alla ricerca del terreno per il mio progetto. Dopo aver contattato un privato che vende la sua terra, in zona industriale, al prezzo di mercato quintuplicato, ho deciso di rivolgermi direttamente ai sindaci dei paesi cui fanno capo queste aree. Ho scoperto che i piccoli comuni ancora non recuperano le mappe catastali e sono in fase di riallestimento. Tutti mi hanno risposto di farmi viva fra un paio di settimane. Scoraggiata, dopo aver letto il decreto che parlava di abitazioni messe a disposizione degli sfollati dalla PC nelle zone dell'entroterra, mi sono sentita rispondere da una cortese impiegata di un comune in provincia di Pescara che, al momento, gli appartamenti reperiti sono due, a fronte di oltre trenta richieste già pervenute e che, comunque, saranno privilegiate le persone ospitate nelle strutture ricettive della costa. Si è dichiarata però disponibile a trovarmi un appartamento a pagamento.Non volendo infierire sull'impiegata che non ha colpe per decisioni altrui, ho desistito. Sono quindi andata all'ufficio passaporti della Questura, avendo perso il mio passaporto sotto le macerie, per cercare di averne uno nuovo. Ho scoperto che mi costa cento euro e che nessuna agevolazione è prevista per noi terremotati. Tasse e bolli vanno pagati. Ho desistito. Sono andata negli uffici della Sovrintendenza, ospitati presso la scuola della Guardia di Finanza, quartier generale della P.C., per recuperare la relazione del primo sopralluogo effettuato nella mia abitazione che è stato smarrito. All'ingresso sono stata identificata , mio marito, sprovvisto di documenti, non è stato ammesso ed io ho dovuto dire al solerte finanziere che mi ha accolta, dove andavo, cosa dovevo fare e quale funzionario dovevo vedere. Scortata presso l'ufficio, ho scoperto che la pratica che mi riguarda non si trova. I computer sono andati in tilt. Il funzionario mi ha detto di farmi viva fra un paio di settimane. All'uscita sono stata rimbrottata dai soliti solerti finanzieri per esser passata dall'entrata, a due centimetri dall'uscita. Sono quindi andata all'ufficio anagrafe per rinnovare la mia carta d'identità in scadenza. Gli impiegati sono sotto una tenda bollente e sudano alle prese con miriadi di carte. Mi hanno timbrato la vecchia carta d'identità che sarà valida per altri cinque anni. All'uscita sono stata immediatamente identificata da una pattuglia di solerti carabinieri. Sconsolata, mi son detta "torno ai miei dieci metriquadri di container". Mi appariva un rifugio sicuro. Ho quindi incontrato Riccardo, una luce in tanto buio. Riccardo è un vigile del fuoco che mi ha contattata tramite Facebook. L'ho incontrato davanti al campo di Monticchio ed abbiamo parlato un bel po'. Ed ho toccato con mano tanta solidarietà ed affetto.Era con Gionata, un suo collega. Quando ci siamo lasciati, Riccardo, abbracciandomi, mi ha fatto dono di formaggio e salame e di un libro di Tiziano Terzani. Mio marito ed io siamo andati via con le lacrime agli occhi. Tornati a "casa", gli operai del cantiere dove viviamo avevano organizzato una grigliata all'aperto. E' stata una piccola festa. Abbiamo fatto baldoria fino a un'ora fa. Son venuti anche i nostri ex vicini di casa. Eravamo abituati a fare grigliate sui nostri terrazzi. E' stato un ritrovarsi e un confortarsi a vicenda. Un dirci "ce la faremo".
Piccole cose. Cose di persone che provano a sopravvivere. Nonostante tutto.

sabato 23 maggio 2009

Rimozione delle prove: L'Aquila come il WTC

----------------------------------------------------------------

 Terremoto - Ladri di macerie interviene la Procura

di Pietro Orsatti e Angelo Venti su Terranews

venerdì 17 aprile

Confermata la denuncia dei giorni scorsi: lo strano movimento di camion che nel giorno di Pasquetta ripulivano i posti più chiacchierati ha insospettito anche l’autorità giudiziaria, che sulla vicenda ha aperto un’inchiesta


Certe storie vanno raccontate tutte e spiegate bene. Perché potrebbero sembrare dei racconti di fantasia anche se non lo sono. Perché l’assurdità e le implicazioni che scatenerebbero, se portate alla luce del sole, potrebbero essere enormi. Quindi partiamo dai fatti.

Il primo fatto è che in Abruzzo c’è stato (e in parte c’è ancora) un sisma. Il secondo fatto è chemolti palazzi, che apparentemente avrebbero dovuto restare in piedi, si sono dissolti in cumoli di macerie uccidendo decine di persone.
Il terzo fatto è che già nei primi momenti dei soccorsi dalle macerie emergevano elementi che dimostravano come ci fossero state irregolarità nella costruzione degli immobili. E fino a qui ci siamo. 



Ci sono, inoltre, altri fatti che vanno segnalati e che è necessario evidenziare bene. Tanto per cominciare, il centro del potere giudiziario, il Tribunale e la Procura, sono stati colpiti duramente e lo stesso edificio è in parte crollato, mentre il resto è stato dichiarato inagibile. Inoltre, i magistrati, i pm e quasi tutti i membri della polizia giudiziaria, così come praticamente tutti i cittadini de L’Aquila, vivono fin dalla prima scossa da sfollati. Lo stesso procuratore Alfredo Rossini, membro anche della Direzione nazionale antimafia, vive in tenda per non abbandonare il posto. Quindi, di fatto, la giustizia a L’Aquila, a oggi, non ha sede, mezzi e uomini.

Un altro fatto, che a noi di Terra preoccupa non poco, è che l’intero territorio è di fatto militarizzato e che vige una sorta di “legge marziale” che poco ha che fare con la sicurezza e gli aiuti, ma che sembra essere più di una strategia per fare in fretta senza rispondere a nessuno, senza dover dare spiegazione a chicchessia. Che siano la politica o l’autorità giudiziaria, gli enti locali o le vittime del terremoto stesse. Ogni potere, da dieci giorni, è in mano a una sola emanazione dell’esecutivo: la Protezione civile diretta da Bertolaso. Tutti fuori, nessun dibattito e trattativa che possa disturbare il timoniere. E soprattutto fuori dai piedi giornalisti che cercano di fare il loro mestiere, andando a vedere i siti dei crolli che non ci dovevano essere. Diritti civili e libertà di informazione? Elementi accessori e non indispensabili, a quanto sembra. 

È qui, in questo quadro più da fronte di guerra che da interventi in area colpita da catastrofe naturale, che si inserisce quasi casualmente la vicenda che stiamo raccontando. 

Lunedì di Pasqua, ore 11 piazza D’Armi. Una frenetica attività di camion, di ruspe e di trituratori meccanici di macerie fanno scattare il primo sospetto. Solo due giorni prima, il procuratore Rossini aveva annunciato la linea dura circa la ricerca delle responsabilità sui crolli “sospetti”. Chi era sul luogo, e non si pasceva sui divani della sala stampa a chilometri dal centro de L’Aquila, sapeva perfettamente che Rossini non aveva strumenti, e soprattutto uomini e strutture, per attuare il suo giusto intervento. Quei camion che scaricavano tonnellate e tonnellate di macerie che venivano triturate ancora più velocemente il giorno di pasquetta, erano proprio una nota stonata. 

Ci siamo avvicinati e abbiamo iniziato a fotografare e a fare qualche domanda agli autisti dei mezzi.Da dove state prendendo queste macerie? La risposta ci ha lasciato senza fiato: Inail, e poi Villa comunale, e ancora Sant’Andrea e Casa dello studente. Tutti siti che, secondo le dichiarazioni del procuratore, erano nel mirino dell’inchiesta. Ne abbiamo parlato già due giorni fa, ma dopo quel primo articolo di cose ne sono successe molte. Ovviamente abbiamo cercato subito di andare a verificare se le macerie provenissero dai siti indicati dagli autisti e se per caso fossero stati posti sigilli e se periti avessero prelevato campioni e fatto analisi preliminari. E’ bene sottolineare, per una migliore comprensione della storia, che tutti i siti che abbiamo indicato non sono in area di rischio di crollo in caso di transito, come le zone più “urbanizzate” del centro storico.



Eppure, ogni nostro tentativo di raggiungerle, è stato bloccato dalle forze dell’ordine o da militari che hanno blindato l’intero centro storico. Fino a giungere a episodi paradossali: come quando alcuni giornalisti sono stati fermati ad armi spianate e accusati di essere sciacalli in azione. Per poi essere lasciati andare con addosso una bella paura. Alcuni membri della Protezione civile e dei vigili del fuoco hanno rivelato di aver ricevuto l’ordine di tenere lontani, in particolare, proprio giornalisti e fotografi. Quando, con un banale escamotage e dopo innumerevoli tentativi, siamo riusciti a raggiungere uno dei siti in questione (due palazzi crollati a lato della Villa comunale), abbiamo avuto la prima risposta alle tante domande che ci ponevamo di fronte a questo atteggiamento. E anche le prove dell’asportazione di grandi pezzi delle possibili prove, della presenza di ferri lisci nelle strutture di cemento armato, vietate perfino in zone non sismiche, la particolarità della friabilità dei materiali usati nella costruzione. 

Contemporaneamente abbiamo segnalato informalmente ad alcuni membri dell’autorità giudiziaria la vicenda della strana asportazione e triturazione delle macerie. Nell’occasione, mostravamo anche le prove di quello che denunciavamo: le foto del sito di smaltimento, le immagini di uno dei siti da dove le macerie erano state rimosse nonché le istantanee di alcune targhe dei mezzi utilizzati. Tutto ciò è bastato per mettere in moto la macchina della giustizia che, di fatto, ha confermato i sospetti che già nei giorni scorsi avevamo sollevato. Nella serata di mercoledì, infine, la magistratura ha espresso pubblicamente il timore dell’inquinamento delle prove in relazione ai crolli, sottolineando come qualcuno, dietro queste azioni, potesse tentare di occultare le proprie responsabilità. Per questo, dopo i reperti prelevati in sito, sono state sequestrate intere aree: quelle degli edifici di via XX Settembre (quelli che siamo riusciti a fotografare) dove i morti sono stati decine, ciò che resta della Casa dello studente, alcune parti dell’ospedale e perfino il tribunale.
 
 

«Abbiamo il sospetto che qualcuno possa portare via ciò che resta degli edifici crollati - ha dichiarato il procuratore Rossini -. È vero, apparentemente si tratta di macerie senza valore, ma per le nostre indagini potrebbero essere fondamentali. I periti sono al lavoro, hanno fatto i primi esami e, sicuramente, qualcosa piano piano verrà fuori». E intanto scavatrici, trituratori e camion a piazza d’Armi d’improvviso, dopo due giorni di frenetica attività, si sono fermati. Il luogo è deserto, desolato, non c’è più nessuno, se non la storia di un pezzo della città ridotta in polvere.
 

Prove tecniche di militarizzazione del territorio

------------------------------------------------------------------

Terremoto e ricostruzione: Una questione di manganelli

Enti locali esautorati e militarizzazione del territorio, tensioni e senso di abbandono. E l’esecutivo teme per l’ordine pubblico

di Angelo Venti da L’Aquila [ su Left del 15 maggio 2009 ]

La militarizzazione imposta in Abruzzo - a più di un mese dal sisma - rischia di diventare il vero punto debole del governo. Percepita inizialmente come efficienza nel coordinamento dei soccorsi e poi come prevenzione dello sciacallaggio, ora è proprio la crescente militarizzazione a provocare reazioni di dissenso tra gli sfollati. E la preoccupazione aumenta con l’avvicinarsi del G8. Evento di cui si sa poco (gli interventi e le opere previste sono, ovviamente, coperte dal segreto) ma di cui, comunque, si temono gli effetti.

La situazione è sempre più pesante sia a L’Aquila che nelle altre aree colpite dal sisma.

Diversi quartieri e l’intero centro storico del capoluogo, insieme a quelli delle frazioni e dei comuni del circondario, sono stati dichiarati “zone rosse” in cui è impedito l’accesso agli stessi residenti. La notte scatta una sorta di coprifuoco in cui gli unici mezzi in movimento sono quelli di esercito e forze dell’ordine, mentre videocamere ed elicotteri attrezzati con visori notturni, tengono sotto controllo tutto ciò che si muove. Contemporaneamente, alle forze dell’ordine s’impartiscono ordini schizofrenici: si controllano gli scontrini ai venditori di porchetta ma non si vigila sullo smaltimento dei rifiuti, si cerca di impedire ai giornalisti di testimoniare le reali situazione di emergenza e contemporaneamente si abbassa l’attenzione sulla “conservazione” delle prove dei crolli “anomali”.

Intanto, tra le decine di migliaia di sfollati ci si comincia a rendere conto che il primo mese è passato senza che nessun intervento sia stato realizzato per consentire almeno l’accesso nelle “zone rosse”: non solo non sono state rimosse le macerie o messi in sicurezza gli edifici pericolanti ma nelle abitazioni inagibili non sono stati nemmeno svuotati i frigoriferi, con rischi di possibili epidemie.

Con i primi dubbi, si manifestano i malumori dovuti agli ultimi provvedimenti presi nelle tendopoli gestite dalla Protezione civile. Da una settimana, agli sfollati sono stati imposti braccialetti e tesserini di riconoscimento da esibire a ogni accesso. L’erogazione del servizio mensa ai terremotati degli accampamenti autogestiti è stata sospesa, come è successo a Paganica o Civita di Bagno.
In una tendopoli de L’Aquila, il servizio è stato negato ai vigili del fuoco che protestavano per la fila eccessiva.
Non si tratta di circolari ufficiali della Protezione civile. A decidere il giro di vite sono i singoli capi campo che a ogni avvicendamento reinterpretano i regolamenti in maniera più o meno rigida, fino al punto di sfiorare il libero arbitrio: in alcune tendopoli, come a Fossa, alcuni residenti sono costretti a ridiscutere il diritto a una tenda a ogni cambio del capo di turno, che impone un’applicazione burocratica delle direttive.
In questo clima, molte associazioni di volontariato disertano i magazzini della Protezione civile, preferendo distribuire gli aiuti direttamente agli sfollati degli accampamenti spontanei.

Gli abruzzesi stanno lentamente uscendo dal trauma emotivo causato dal terremoto e cominciano a rendersi conto della situazione in cui sono precipitati. Rimane la paura delle scosse che non si fermano ma aumenta la consapevolezza del futuro che li attende, e non ci stanno.
Gli enti locali, esautorati di ogni potere reale, cominciano a reagire e tentano di rompere il muro di silenzio e di far sentire la loro voce critica.
Nascono anche i comitati spontanei: prima quelli creati da gruppi di studenti, professionisti, insegnanti, artisti e associazioni culturali, sportive o di categoria, ora
quelli nei singoli paesi o tendopoli. E la prima richiesta è quella dell’informazione.
Sarà un caso, ma è stata interrotta da alcuni giorni la distribuzione gratuita dei principali quotidiani nelle tendopoli e le edicole aperte in tutto il territorio si contano sulle dita di una mano.

Per ognuno di essi un solo comune denominatore: autorganizzarsi per rivendicare i diritti elementari di cittadinanza. Le rivendicazioni sono numerose: critica serrata al decreto del governo; rifiuto della militarizzazione del territorio; lotta allo smembramento dell’università e al trasferimento delle sedi istituzionali in altri territori; diritto dei cittadini a decidere i modi e i tempi della ricostruzione; ripresa dell’economia locale; garanzie contro le infiltrazioni della criminalità organizzata; difesa del territorio e dell’ambiente; recupero di monumenti, centri storici e opere d’arte. La progressiva sospensione dello Stato di diritto ha creato numerosi problemi alla società civile.
Ma quello che ora preoccupa il governo è che si verifichi una saldatura tra le rivendicazioni degli enti locali e quelle dei comitati spontanei. In questo quadro, i comportamenti muscolari della Protezione civile vengono letti anche come segnali di nervosismo.

Copyright © SITe.it.