Visualizzazione post con etichetta Protezione Civile. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Protezione Civile. Mostra tutti i post

martedì 16 giugno 2009

Una lettera dalla "città laboratorio"


Cara Redazione (del giornale on-line INFORMARE)

sono Pina Lauria e sono residente a L’Aquila; attualmente “abito” presso la tendopoli ITALTEL 1, perché alla mia casa, che devo ancora finire di pagare, è stata assegnata la lettera E, che in questo drammatico alfabeto significa “danni gravissimi”.
Scrivo per illustrarvi alcune considerazioni, di carattere generale e, più in particolare, relative alla qualità della vita nei campi.
Intanto, evidenzio la grande confusione che c’è nella città: a quasi due mesi dal terremoto, viviamo ancora uno stato di emergenza. Uno dei grandi nemici di questi giorni, e dei prossimi, è il caldo: arriveranno i condizionatori ma risolveranno ben poco perché, come sicuramente sapete, il condizionatore funziona in una casa, con le pareti di cemento e con le finestre chiuse, non in una tenda, dove il sole batte a picco e da dove si esce e si entra….inoltre, la tenda non è che si chiude ermeticamente!
Allora, il problema vero è questa lunga permanenza nella tendopoli alla quale saremo costretti fino ai primi di novembre. E’ assurdo ed inconcepibile che, per saltare una “fase”, come ha detto il Presidente del Consiglio, bisogna aspettare circa sette mesi per avere una casa, comunque sia. E a novembre, se le cifre rimangono quelle dette dal Governo e dalla Protezione Civile, saranno soltanto 13 mila i cittadini aquilani che potranno lasciare le tende. Su questo vorrei chiarire che si sta assistendo ad un balletto delle cifre che nasconde una amara verità. Mi spiego. Queste cifre si riferiscono alle verifiche finora effettuate ed alle risultanze avute. Si sta ragionando in questi termini: se su un tot di case verificate, è risultata una agibilità pari al 53%, e mantenendo questo trend, allora le case inagibili saranno all’incirca 5.000 per 13 mila persone.
L’agibilità è stata dichiarata per le abitazioni dei paesi vicini a L’Aquila; i quartieri nelle immediate vicinanze del centro storico, a ridosso delle mura (Sant’Anza (il quartiere dove abito), Valle Pretara, Santa Barbara, Pettino, tutti molto popolosi, hanno le case inagibili.
Inoltre, bisogna considerare che il centro storico ancora non viene sottoposto ad alcun tipo di verifica perché, a tutt’oggi, è zona rossa.
Nel centro storico risiedono circa 12 mila cittadini, senza contare i domiciliati, soprattutto gli studenti fuori sede. Allora, a novembre dovrebbero avere la casa almeno 26.000 cittadini, facendo un calcolo al
ribasso perché, considerando anche gli abitanti dei quartieri distrutti, gli immobili da recuperare con interventi molti consistenti e, quindi, con tempi necessariamente lunghi, sicuramente le abitazioni necessarie dovrebbero essere sull’ordine delle 45 mila persone.
Questo è il futuro che ci aspetta e lo tengono nascosto! Ma il Presidente del Consiglio ha detto che, comunque, le tende sono già dotate di impianto di riscaldamento, e quel”già” mi ha molto inquietato.
Non possiamo accettare di restare nelle tende fino a novembre, e sicuramente fino a marzo del 2010!
Questo ragionamento lo stavo facendo alcuni giorni fa al campo: prima con alcune persone, poi si sono avvicinati altri ed eravamo diventati un bel gruppetto: dopo alcuni minuti dal formarsi dell’”assembramento non autorizzato”, sono arrivati i carabinieri, in servizio all’esterno del campo. Ho chiesto se ci fosse qualche problema. Mi hanno risposto che non c’era alcun problema, ma restavano anche loro ad ascoltare.
Conclusione: dopo alcuni minuti, tutti ce ne siamo ritornati nelle tende.Racconto questo episodio, e ne posso citare tanti altri (ad alcuni componenti di vari comitati cittadini, che stavano raccogliendo le firme per il contributo del 100% per la ricostruzione o ristrutturazione della casa, è stato vietato l’accesso nei campi), per denunciare quello che definisco la sospensione dei diritti garantiti dalla nostra Costituzione: libertà di opinione, di parola, di movimento.
Ora, posso comprendere, anche se non giustificare, un tale comportamento nel primo mese, che secondo me rappresenta la vera fase di emergenza, ma far passare tale logica antidemocratica per 7 mesi, ed anche di più, somiglia più ad un colpo di Stato che ad una “protezione civile”. Adesso mi trovo per qualche giorno a Bologna, presso mia figlia Mara che sta ultimando un dottorato in Diritto del Lavoro (senza borsa, perché l’Alma Mater non aveva i fondi a sufficienza per finanziare tutte e quattro i posti messi a bando: Mara si è posizionata terza, paga una tassa di iscrizione al dottorato di circa 600 euro l’anno e un affitto di 500 euro mensili, più le spese); proprio questa mattina ho dovuto chiamare il responsabile del mio campo perché la famiglia che abita con me mi ha informato che si stavano effettuando i controlli per assegnare il nuovo tesserino di residente al campo (ne possiedo già uno). Mi ha preso una tale agitazione tanto da sentirmi male: questa procedura che si ripete spesso nei campi, l’esibizione del documento e l’autorizzazione di accesso per gli “esterni”che ti vengono a fare visita, e magari sono i tuoi fratelli, sorelle, madri e padri che hanno trovato sistemazione in altri campi o luoghi, il fatto che adesso, nonostante avessi preventivato di stare un po’ di tempo con mia figlia, debba rientrare per avere di nuovo il tesserino, dietro presentazione di un documento di riconoscimento, anche se sono già tre volte che i responsabili del campo hanno annotato il numero della mia carta di identità, mi scuote in maniera incredibile. Ma la Protezione Civile mi deve proteggere in maniera civile o mi deve trattare come se fossi in un campo di concentramento? Il responsabile del mio campo, quando gli hoparlato questa mattina, mi ha detto che non c’era alcun problema, che potevo tornare quando volevo, riconsegnare il vecchio tesserino e prendere il nuovo, e comunque dovevo comunicare l’allontanamento dal campo, la prossima volta che ciò sarebbe accaduto. Mi chiedo: perché devo comunicare i miei spostamenti? La tenda, adesso, è la mia casa ed ho timore che lo sarà per molto tempo, almeno fino a novembre. Quale è la norma che mi impone di comunicare i miei spostamenti? Se mi si risponde che si è in presenza di una situazione di emergenza, e che tale situazione durerà mesi e mesi, allora siamo veramente in presenza di un pauroso abbassamento del livello di democrazia!
Non sono “vaporosa”, non sono arrabbiata: sono esacerbata! Ritengo che la nostra città stia diventando non una città da ricostruire, ma una città “laboratorio”, in cui si vuole sperimentare il nuovo modello di società: privo di diritti, passivo, senza bisogni: quello che ti do è frutto della buona volontà dei volontari o dell’imperatore e lo prendi dicendo anche grazie! Mi rifiuto! E si rifiutano i cittadini aquilani! Sui nostri corpi, sulle nostre menti, sulle nostre coscienze, sulle nostre memorie nessuno ha il diritto di mettere le mani! Un’altra considerazione: le tende dell’emergenza sono tutte di otto posti, per poter accogliere, in tempi molto brevi dopo l’evento catastrofico, il maggior numero di persone. Di conseguenza, ci sono moltissime situazioni di promiscuità (la vivo io stessa, con un’altra famiglia che ha due bambini piccoli). Ritorno sempre alla considerazione di prima: una situazione di promiscuità può essere proposta ed accettata, a causa del disorientamento totale in cui ognuno si trova dopo un evento così terribile, per un mese, ma non per 7 o più mesi! In alcune tende sono insieme anche tre nuclei familiari! Mi chiedo: non si vogliono utilizzare i containers, ma allora il Presidente del Consiglio, che ha tante bellissime idee (sulle donne, sui giudici, sul Parlamento, sulla Costituzione) perché non pensa a far arrivare tende da quattro? O meglio, perché non riesce a garantire, da subito, una sistemazione dignitosa, senza costringermi ad andare sulla costa o in appartamenti situati nell’ambito della Regione Abruzzo, sicuramente non a L’Aquila, dove vi è la distruzione totale?
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.Non posso restare in silenzio ed accettare passivamente: voglio essere protagonista della mia vita e della ricostruzione della mia città, e non voglio sentirmi come una partecipante del Grande Fratello! Non abbiamo intenzione, noi Aquilani, di essere triturati dalla societàcdello spettacolo: alle menzogne mediatiche opporremo la nostra intelligenza, volontà e coraggio….e la nostra rabbia.L’Aquila è la mia, la nostra città e non è in vendita, per nessuno!Spero che questa mia lettera venga da voi presa in considerazione: sono forte, coraggiosa…come tutti voi e spero che possiate darmi voce.
Vi ringrazio, di cuore…anche se spezzato!
Ciao a tutti

-----------------------------------------------------------------------------------------------

giovedì 4 giugno 2009

Federalismo all'italiana

Terremoto, primi appalti: Abruzzesi già fuori gara

Imprese del Nord si aggiudicano le 150 piattaforme antisismiche da 28 milioni di euro
L'AQUILA. Ore 15 di venerdì scorso: un commissario della Protezione Civile apre all'Aquila le buste del primo appalto della ricostruzione. In ballo ci sono 15 milioni di euro. L'offerta economica più vantaggiosa è di un'impresa abruzzese, ma vince una ditta del Nord. Il giorno dopo, sabato, viene assegnato il secondo appalto da 13 milioni.  L'offerta economica migliore per lo Stato è abruzzese. Ma per la seconda volta, in appena 24 ore, vince ancora un'impresa del Nord. Gli abruzzesi sono fuori gara.

CHI HA VINTO. Gli appalti delle piattaforme antisismiche, quelle speciali basi di cemento armato, pilastri d'acciaio e solai basculanti, capaci di neutralizzare le frustate ondulatorie e sussultorie del terremoto, vanno alla Gruppo Bison in associazione temporanea d'impresa con la Gdm costruzioni di Milano e alla Zoppoli e Pulcher spa del Nord Est. Hanno 80 giorni di tempo per realizzare 150 piattaforme, ciascuna lunga 50 metri, larga 21 e alta 50 centimetri sui venti siti della ricostruzione. Piattaforme su cui è possibile poggiare case di legno, moduli o abitazioni vere.

Ma la Bison-Gdm, nell'offerta tecnica, ha dichiarato che riuscirà a costruire le prime 65 basi in settanta giorni. E le sono bastate questi dieci giorni in meno per aggiudicarsi la gara, nonostante un ribasso dell'11,6 per cento contro il 21 dell'unica abruzzese in corsa, la Imar, oppure il 19 della Saicam. La Protezione Civile, quindi, ha preferito spendere circa due milioni di euro in più, applicando semplicemente il criterio di un punteggio più basso per l'offerta economica e doppio per l'offerta tecnica sui tempi di realizzazione. Ma l'impresa milanese dovrà portare in Abruzzo 400 operai propri, per i quali sarà necessario realizzare alloggi di cantiere, serviti di acqua e di luce.

Occorrerà quindi più tempo e per di più non ci sarà spazio per gli operai abruzzesi che la mattina sarebbero venuti all'Aquila in auto senza che ci fosse la neccessità di occupare altri spazi per baracche di cantiere
Abbiamo contattato gli uffici della Imar Costruzioni. «No comment» è stata la risposta. Dalla base operativa della Protezione Civile di Coppito, però, esce un documento che sintetizza le due gare, da 15 e 13,6 milioni di euro, vinte da imprese del Nord.

NESSUNA PUBBLICITA'. Passati sotto traccia. Se non avessimo avuto il documento dei due appalti, nessuno avrebbe saputo nulla, perché nessuno ha pubblicizzato l'esito. Alla prima gara hanno partecipato in sei, l'ha vinta la Bison-Gdm con 81 punti (26 per il ribasso e 55 per la relazione tecnica), seconda la Zoppoli e Pulcher spa (punti 26 e 47), terza la Saicam (29 e 39), poi l'abruzzese Imar (30 e 36), quindi la Cogeis spa-Ivies spa (25 e 33) e infine la Domus dei fratelli Gizzi in Ati con Icor e Zeppieri (24 e 30).

L'ALTRO LOTTO. Alla seconda gara, per i restanti 59 moduli, hanno preso parte solo in quattro, per l'esclusione della Bison-Gdm, perché già risultata vincitrice del primo lotto denominato «1G» e il ritiro della Domus-Icor-Zeppieri.

Come è finita? Ha vinto la Zoppoli e Pulcher (con un ribasso di soli 9,8%) che ha «soffiato» l'appalto ancora all'abruzzese Imar (ribasso alto del 28%) per un solo punto: 66 a 65.

Ma c'è una curiosità: la Imar ha presentato due relazioni tecniche per i due lotti. La prima è stata valutata 36 punti, la seconda 35. Ma sarebbero relazioni identiche 
(04 giugno 2009)

------------------------------------------------------------------------------------------------------

mercoledì 3 giugno 2009

Eppure c'è qualcuno che risponde alle bugie di Berlusconi!

Pochi giorni fa Berlusconi ha detto che nella regione ci sono ancora sfollati dal 1997
Il governatore Spacca: "A meno di un mese c'erano già i prefabbricati in muratura"

Sisma, le Marche rispondono al premier
"Ma quali baraccopoli, siamo un modello"

Inviato a Palazzo Chigi un volume che raccoglie le immagini del "prima e dopo"
"Basta promuovere competizioni su chi sia il più bravo nelle disgrazie"


Sisma, le Marche rispondono al premier "Ma quali baraccopoli, siamo un modello"Grassetto

La copertina del volume
che raccoglie le foto
della ricostruzione

ROMA - "Caro presidente, noi marchigiani non amiamo sbandierare ciò che facciamo. Il rispetto per le tante persone che stanno vivendo con compostezza questa drammatica situazione mi ha spinto finora a evitare qualsiasi forma di polemica. Ma dato il ripetersi di pronunciamenti che riferiscono circostanze e valutazioni assolutamente non vere, sono costretto a intervenire, nella speranza che si possa ristabilire la verità e soprattutto contribuire a individuare soluzioni rapide ed efficaci per consentire anche alla popolazione dell'Abruzzo di recuperare una dignitosa condizione di vita". 

Non sono piaciute, al presidente della Regione Marche Gian Mario Spacca, le parole di Silvio Berlusconi sulla ricostruzione nelle Marche dopo il terremoto del 1997. Il 30 maggio, il presidente del Consiglio ha annunciato di nuovo la consegna, entro il 15 settembre, delle case per tremila sfollati dell'Abruzzo e ha aggiunto:
"Pensate che ancora adesso in Umbria e nelle Marche ci sono baraccopoli per i terremoti di molti anni fa". Invece nelle Marche, a Natale 1997, tre mesi dopo la prima scossa, le tendopoli erano già sparite. Le persone erano ospitate in prefabbricati, moduli abitativi, sistemazioni autonome, con il contributo pubblico. Poi sono arrivate le casette di legno, con le risorse dell'edilizia residenziale pubblica. Dopo 5 anni, il 70% delle abitazioni principali era stato ristrutturato. Per il rimanente 30% i lavori erano in corso. 

Per questo, Spacca oggi ha inviato una lettera a Berlusconi: per "ricordarLe che dopo meno di un mese dalla scossa iniziale del 26 settembre 1997 - si legge - un primo gruppo di famiglie con la casa non agibile veniva alloggiato in prefabbricati realizzati in muratura e quindi del tutto simili alle normali abitazioni". Insieme alla lettera, è partita stamattina, alla volta di Palazzo Chigi, la monografia Regione Marche 1997-2007. Dieci anni spesi bene. Il coraggio di ricominciare, realizzata per i tipi della Electa-Mondadori, pubblicata in occasione del decennale del sisma e consegnata al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. 

Non è un caso, sottolinea, Spacca, "che il Dipartimento della Protezione civile abbia da subito assegnato un ruolo fondamentale di coordinamento alla Protezione civile marchigiana, presente all'Aquila poche ore dopo la prima scossa. Chiedere a Bertolaso per credere". 

Quanto al 1997, "altrettanto tempestativamente - si legge nella lettera inviata a Berlusconi - mentre si provvedeva alla decorosa sistemazione di tutti i terremotati, venivano rimosse le macerie, effettuati i puntellamenti e posizionati teloni sui tetti danneggiati per evitare che la pioggia aggravasse i danni". "Non ci piace - scrive Spacca - che si promuovano competizioni su chi sia il più bravo nelle disgrazie. E' irriverente nei confronti delle persone decedute e di tutti quelli che saranno costretti a vivere ancora, per molti mesi, nelle tendopoli". 
(3 giugno 2009)
---------------------------------------------------------------------------------------

domenica 31 maggio 2009

Strani fenomeni fisici durante e dopo il terremoto


TERREMOTO DELL’AQUILA: 
QUELLO CHE LE ISTITUZIONI NON DICONO, MA CHE LA GENTE OSSERVA


Di Carla Liberatore 
corrispondente terremotata e sfollata


 18 Aprile 2009


Nella notte del distruttivo sisma del 6 aprile scorso, numerosi testimoni asseriscono di aver visto in cielo, negli attimi seguenti la scossa tellurica, molteplici – per così dire – stelle cadenti. Io stessa essendo con altre persone al sicuro in luoghi all’aperto, intorno alle 5.30 del mattino ho visto quello che potrei definire un meteorite. Mi è passato davanti agli occhi un qualcosa di colore rosso che cadeva come fosse una stella cadente, il fatto strano è però che quest’oggetto emanava una luce rossa con relativa scia dello stesso colore, differentemente alle stelle che normalmente hanno una luce fra il bianco e l’azzurro con una scia della medesima tonalità. Inoltre, sempre negli attimi seguenti la scossa ed in occasione di altre scosse che si sono susseguite, oltre all’odore di gas probabilmente sprigionato da qualche tubatura che si era rotta, ho sentito e condiviso la stessa sensazione con molti dei presenti, un forte odore di zolfo. A giorni di distanza ed ormai tutti sparpagliati in zone fuori dal rischio sismico, molti testimoni con cui sono in contatto mi hanno riferito le stesse identiche impressioni, ossia che anche loro hanno sia visto questi bolidi spaziali in cielo subito dopo la scossa tellurica che ha distrutto la città e sia hanno sentito in quella ed in altre occasioni, dell’odore di zolfo. Ci stiamo dunque coordinando con persone che sono ancora presenti sul luogo al fine di reperire ulteriori testimonianze, ma un fatto sconcertante ancor più di quelli già elencati è relativo alla questione secondo cui questo sisma era stato previsto non solo dall’ormai famoso tecnico Giampaolo Giuliani, ma pare che anche la Protezione Civile fin dal 30 marzo scorso, data in cui si è registrata una scossa di magnitudo Richter pari a 5.0, fosse già in allerta e quindi pronta ad operare soccorsi in tempi brevissimi. Ciò è dimostrato dal fatto che meno di 3 ore dopo dal sisma, le operazioni si soccorso erano già in atto. Qualcuno sapeva ma non è stato detto nulla alla popolazione per non creare allarmismi o crisi di panico. Il fatto è che la popolazione aquilana ha fortunatamente una conoscenza atavica del terremoto, essendo L’Aquila una delle zone più sismiche d’Italia, per cui molte persone hanno divulgato ad amici, parenti e conoscenti quella proverbiale prudenza e buon senso tipico delle popolazioni mature, civili e ben educate, dimostrando così alle istituzioni di essere più maturi di quanto si possa credere e dunque anche degni di avere tutte le notizie, sia pur allarmanti, che si devono in casi di questo genere. A detta di molti anche l’intensità della magnitudo pare sia stata sfalsata poiché la scossa tellurica è stata molto più devastante di quanto si voglia far credere. Addirittura monumenti che erano in piedi da più di 800 anni e che avevano retto già nei secoli precedenti a terremoti quantomeno altrettanto devastanti, stavolta sono crollati non reggendo l’urto tremendo della scossa. Di seguito le ultime testimonianze con relative deduzioni pervenuteci da alcuni residenti del luogo:

“Lo sciame sismico che sta interessando la città di L’Aquila dallo scorso 16 dicembre, pare che non si voglia arrestare. Giungono notizie che le scosse telluriche continuino anche se ad avviso di alcuni abitanti, in questi giorni si sono fatte più lievi e più rade.

Pare che l’ultima scossa di una certa entità si sia verificata lo scorso lunedì di Pasqua con una magnitudo pari a 4.9 su scala Richter. Tale magnitudo farebbe pensare che non si tratti di una vera e propria scossa di assestamento infatti è di pochi giorni fa la nota della Protezione Civile in cui si asseriva che si è ancora in pieno allarme terremoto.

In coordinamento con persone che ancora si trovano nei paraggi dell’Aquila stiamo reperendo informazioni di vario tipo, fra queste ci sono stati segnalati dei fatti secondo cui in località S. Demetrio in una delle estreme periferie Est del capoluogo abruzzese, alcuni caseggiati sono franati e sono stati inghiottiti da delle vere e proprie voragini che si sono aperte nel terreno, ciò farebbe anche pensare che il disastroso moto tellurico dello scorso 6 aprile, abbia in realtà avuto una magnitudo di gran lunga superiore a quella dichiarata ufficialmente di 5.8 gradi Richter. Naturalmente non sappiamo se le voragini in questione che hanno inghiottito le case si siano aperte a causa della scossa del 6 aprile oppure in seguito, a causa di quelle che si sono susseguite. Inoltre, ed è notizia emanata dai media nazionali di qualche giorno fa, sempre nella zona Est di L’Aquila i geologi hanno scoperto una faglia che si è aperta nel terreno e che pare sia lunga qualcosa come 15 km, larga in alcuni punti un metro ed in altri due metri e profonda circa 50 km.

Inoltre  al telegiornale di Rai 2 alle ore 13.00 del 16 aprile, abbiamo visto le immagini del lago di Sinizzo, in località S. Demetrio sempre ad Est della città, il quale lago pare che si stia non solo prosciugando, probabilmente risucchiato da qualche faglia apertasi sotto l’acqua, ma che le bocchette naturali dalle quali scorreva fino a dieci giorni fa dell’acqua sorgiva che lo alimentava, si siano chiuse a causa dei movimenti tellurici. Come se non bastasse intorno a tutto il lago si sono aperte faglie di vario tipo che hanno inevitabilmente fatto franare il terreno, tanto da rendere tutto il perimetro completamente inagibile e vietato alle persone.

Nel pomeriggio di oggi abbiamo ulteriormente reperito notizie da parte di cittadini della zona Ovest e particolarmente: Pizzoli e Campotosto, che riferiscono del fatto che la Guardia Forestale sta operando dei rilevamenti sul terreno in quelle zone, rilevamenti di cui purtroppo la popolazione viene tenuta all’oscuro. L’impressione che ci è stata riferita da questi abitanti dei suddetti luoghi è che potrebbe esserci l’eventualità che nella zona dell’Aquila e quindi intorno a tutto il perimetro della città con posizionamento preciso ancora probabilmente da stabilire, si stia risvegliando un vulcano o che quantomeno ci sia un’attività vulcanica sotterranea sia pur lieve. Ciò spiegherebbe anche l’odore di zolfo avvertito da molti abitanti specialmente a seguito delle scosse più forti.

E’ utile far presente a chi non conosce la zona dell’aquilano, che questa città è ad altissimo rischio sismico e nel quale circondario ci sono una serie di vulcani spenti da centinaia, forse migliaia di anni. Tutto sommato potrebbe non essere una teoria così campata in aria quella di una attività vulcanica.

Il fatto più allarmante in assoluto in tutta questa situazione è che pare che la faglia provocante questi fenomeni tellurici, si stia spostando come epicentro nella zona di Campotosto, nella quale zona non tutti sanno che è presente il secondo lago artificiale più grande d’Europa, il quale lago alimenta una centrale elettrica che manda energia sufficiente a mezza nazione.

Ci auguriamo naturalmente che non succeda nulla di più grave di quanto già sia accaduto, ma spontaneamente ci sorge il dubbio secondo cui se l’epicentro del terremoto si sta realmente spostando in zona Campotosto, la diga relativa al lago artificiale potrebbe subire dei danni, creando verosimilmente notevoli disagi sia alla popolazione aquilana e, dall’altro versante del Gran Sasso, alla popolazione teramana. 

Infine una fra le notizie che sono trapelate una c’è quella relativa al fatto che, non sappiamo bene da quali rilevamenti, il Gran Sasso si sia alzato di qualcosa come 10 centimetri.

L’augurio è che gli organi preposti abbiano una volta tanto la situazione sotto controllo e che non lesinino, come nel caso della scossa del 6 aprile, su informazioni utili non a creare allarmismo, bensì a mettere in guardia le popolazioni quel tanto che basta per salvare tantissime vite prima che accada di nuovo qualcosa di veramente irreparabile”.

Tutti questi elementi messi insieme, oltre a dar da intendere che certe informazioni non sono per tutti ma solo per alcuni, ci fanno trarre varie conclusioni in relazione all’ipotetico avvicinamento di un grosso asteroide alla terra, che da qualche anno punta dritto verso il nostro pianeta. Oppure più semplicemente, è comprensibile che sta di sicuro accadendo qualcosa ma che non ci viene affatto spiegato per qualche misteriosa ragione. Ma il punto è che la gente vuol sapere, capire cosa sta succedendo. Non basta omettere le informazioni al pubblico perché le persone fortunatamente non sono stupide.

 
18 Aprile 2009
Carla Liberatore, corrispondente terremotata e sfollata

 

ULTERIORE RIPROVA CHE I TERREMOTI IN REALTA’ SI POTREBBERO ANCHE PREVEDERE

Nel 1997 il direttore dell'Osservatorio di L'Aquila al Messaggero: «Entro il 2010 forte sisma in Abruzzo: c'è il 70% di probabilità»

ROMA (14 aprile) - Già dodici anni fa, nel 1997, durante il terremoto che colpì a più riprese Umbria e Marche, gli studiosi - basandosi sulle statistiche del passato - indicavano il 70% di probabilità che un forte terremoto potesse scuotere l'Abruzzo entro il 2010. E' quanto affermava il direttore dell'Osservatorio geofisico di L'Aquila, Paolo Palangio, in un'intervista all'edizione abruzzese del Messaggero del 9 ottobre 1997. Di seguito il testo di quell'intervista, firmata da Giancarlo De Risio.

L'AQUILA (9 ottobre 1997) - La scossa s'è avvertita in maniera distinta: prima il tintinnio dei vetri delle finestre, poi un lieve ondeggiare del pavimento. Cinque, sei secondi in tutto. Palangio mostra il sismogramma di qualche ora prima. «E' del terzo grado, forse qualcosa in più- dice, indicando il su e giù del grafico con la punta di una matita-. Ma stavolta l'epicentro è molto più vicino a noi. Tra Fossa e Paganica». 

Paolo Palangio è il direttore dell'Osservatorio di Geofisica del Castello spagnolo all'Aquila. Lo è da dieci anni e più, ed è sotto la sua gestione che s'è sviluppata questa stazione di rilevamento sismico considerata una delle più importanti dei paesi del bacino mediterraneo. Il tavolo, già ingombro di carte, trabocca dei grafici degli ultimi eventi in Umbria e nelle Marche. Decine di ”zone” di carta, in cui si vedono con chiarezza le tracce dei pennini impazziti al tremar della terra. Su quei fogli, zeppi di linee ora dritte ora contorte, sono registrate centinaia di scosse. Poco distante il ticchettio dei congegni ad orologeria dei sei sismografi dell'osservatorio, echeggia un po' sinistro nello stanzone semivuoto. 

L'Abruzzo, come le Marche, l'Umbria, la Sicilia, la Calabria ed altre regioni d'Italia fa parte di quel 45 per cento e passa di territorio nazionale considerato al alto rischio sismico. Nel 1915 il terremoto di Avezzano fece oltre 20.000 vittime. Nel corso dei secoli L'Aquila è stata distrutta più volte da sismi catastrofici d'intensità superiore al decimo grado della scala Mercalli. Per questo, dopo le scosse recenti che hanno portato morte e distruzione in Umbria e nelle Marche, è arrivata anche da noi la grande paura. E anche in Abruzzo si è tornati a parlare sempre più spesso del ”big one”, cioè del ”grande” terremoto, del sisma incombente e distruttivo per eccellenza. 

Ogni area sismica ne ha avuto uno di ”big one”, che, secondo i sismologi, è destinato a ripetersi in maniera ciclica: San Francisco negli Usa nel 1906 (la maggior parte delle case erano di legno e furono distrutte dalle scosse e dagli incendi), Messina 1907, Osaka 1995 per non parlare degli altri terremoti della ”cintura di fuoco” delle zone circumpacifiche. 

E in Abruzzo? Che cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi anni? Ma, prima di tutto, è poi vera questa storia del ”big one”, o si tratta soltanto di una teoria? 
«Certo che è vera- dice Palangio -, i sismologi non si sono inventati niente. Dopo un terremoto di grande intensità si hanno le scosse di assestamento che possono durare per un periodo più o meno breve. Poi l'attività sismica scompare e subentra un periodo di quiete che può durare decine o centinaia di anni. Al termine si ha un nuovo terremoto, della medesima intensità. E il ciclo ricomincia. In Abruzzo- continua Palangio - le aree a rischio sono quelle dell'Aquilano e la zona che comprende la Marsica, il Parco Nazionale d'Abruzzo, la zona della Maiella e parte della province di Pescara e di Chieti. L'ultimo grande sisma è stato quello della Marsica nel 1915. Secondo quanto è stato possibile ricostruire dalle cronache dell'epoca, L'Aquila è stata distrutta più volte nel 1400. Un altro evento catastrofico fu quello del 1703 ed ebbe epicentro tra Pizzoli e Campo Felice, con quali effetti ve lo lascio immaginare».
 
Dunque, gli ultimi grandi terremoti sono lontani nel tempo: sono passati 87 anni da quello di Avezzano, 294 anni da quello dell'Aquila.
«Sì - spiega Palangio - sono proprio questi i periodi di latenza dagli ultimi ”big one”. Come testimonia la storia sismica dei territori interessati, i tempi di stasi nell'Aquilano sono molto lunghi, durano infatti 250-300 anni. Molto più brevi risultano invece quelli riguardanti i terremoti marsicani, anche se una divisione netta è soltanto teorica perché un evento nella Marsica è avvertito nell'altro comprensorio sia pure con intensità minore, e viceversa». 

Sì ma quando arriverà il prossimo ”big one”?
Palangio prende un libretto dallo scaffale, lo sfoglia e legge: «Ecco le statistiche dicono che entro il 2010 c'è il 70 per cento delle probabilità di avere nella zona compresa tra l'Aquilano, la Marsica e l'Alto Sangro, un altro evento catastrofico. Se poi andiamo avanti negli anni e arriviamo al 2070, le probabilità di avere il ”big one” salgono al 100 per cento». 

Dunque nei prossimi ottant'anni ci sarà un momento in cui la terrà tremerà come nel 1400 o nel 1703 o nel 1915, solo che gli effetti non saranno distruttivi come in passato perché l'edilizia abitativa è molto migliorata e perché si è cominciato a fare prevenzione. Basti pensare che nei secoli andati le case, soprattutto le più povere, erano quelle che erano: costruite con materiali poco resistenti e inadatti. Bastava una scossa anche attorno al settimo, ottavo grado della scala Mercalli per avere effetti distruttivi. Del resto basta guardare alle conseguenze degli ultimi terremoti in Alto Sangro e nell'Aquilano nel 1980 e nel 1984. 

«Sì, la prevenzione - conclude Palangio - è l'unica strada da seguire. Prevedere un terremoto non è ancora possibile, ma attutirne,anche di molto, gli effetti questo sì. Prevenire vuol dire costruire stabili rigorosamente antisismici, gli unici in grado di resistere a scosse anche violente. E' una regola che non va disattesa se si vuole che non si ripeta quanto è accaduto in Irpinia dove costruzioni in cemento armato, fatte male, sono venute giù come castelli di carta. Ma prevenire vuol dire anche una popolazione più consapevole, che si è preparata per un evento del genere, e che quindi non si faccia prendere dal panico che può fare più vittime del terremoto stesso».

------------------------------------------------------------------------------

fonte: http://www.dnamagazine.it/terremoto-aquila.html

fonte: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/05/terremoto-dellaquila-quello-che-le.html